Lontana dal centrosinistra “liberista”, vicina alle periferie, ai lavoratori e ai comitati in cui è cresciuta.
Antonella Marras torna in corsa per le comunali di Genova dopo la sua candidatura del 2022. Lo fa sotto la bandiera di ‘Sinistra Alternativa’, progetto che unisce le tre anime di Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e Sinistra Anticapitalista in una visione della città antitetica rispetto ai due principali schieramenti.
Marras, fiera delle sue esperienze nei comitati di Fegino e Borzoli, voce forte della sinistra operaia in Valpolcevera, parla di Genova come di un’amata: “quando si ama una persona, non la si deve cambiare” per “sostenere un miglioramento nelle sue possibilità di crescere”.
La sua unica grande opera è “la messa in sicurezza del territorio”. Per il resto, Marras è netta nel suo “no” ai maxi cantieri che, in alcuni casi, vedono i due principali contendenti Pietro Piciocchi e Silvia Salis trovarsi d’accordo. Due ‘big’ che, per lei, sono “due facce della stessa medaglia”.
Come nasce la sua nuova candidatura a sindaca?
“Da tempo collaboro e lavoro con diverse organizzazioni politiche, insieme abbiamo fatto varie campagne come per il disegno di legge sul salario minimo, l’inserimento degli omicidi sul lavoro, per la pace e tante iniziative contro la Gronda e in contrasto rispetto a scelte di politiche nazionali e locali. Torno in campo di nuovo, non mi sono candidata ma mi hanno candidata. Sono stata scelta da queste tre organizzazioni (Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e Sinistra Anticapitalista, ndr), sono molto onorata perché sono riuscita a tenere insieme tutti su determinati punti di contatto. Le tre realtà hanno al loro interno delle divergenze, ma si uniscono per quel che riguarda la politica locale e anche elementi di base come il ‘no’ alla guerra e il ‘no’ al riarmo, o il contrasto all’autonomia differenziata. Sono stata scelta anche per la mia attività di militante politica. Provengo dal mondo dei comitati, sono stata portavoce di quelli di Borzoli e Fegino, alla ‘periferia del regno’ che sembra finire a Dinegro. Scendiamo in campo come alternativa alle due formazioni principali che, per noi, sono due facce della stessa medaglia, specie dal punto di vista della visione politica economica e, come abbiamo visto, anche sulla guerra”
Molti temi nazionali e internazionali. Come vi posizionate, invece, sugli argomenti più locali, che interessano direttamente i cittadini di Genova?
“Alla base c’è il tema del lavoro, con la fine dell’esternalizzazione per gli enti locali. Se chiediamo la riduzione della precarietà ai privati la dobbiamo chiedere anche al pubblico. L’introduzione del salario minimo di 10 euro nei capitolati d’appalto, indicizzato al crescere dell’inflazione. C’è anche il discorso dei referendum che sosterremo in campagna elettorale per portare gli elettori a votare ‘sì’, contro politiche di distruzione dei diritti dei lavoratori e per quello sulla cittadinanza che ci sembra il minimo indispensabile per chi vive con i nostri figli da tanto tempo. E poi opere, tutela dell’ambiente e lotta alla cementificazione. Abbiamo tutti la stessa linea contro lo Skymetro, la funivia del Lagaccio e la diga per la quale avevamo già proposto di rivedere il progetto. Va rifatta sicuramente perché è vecchia, ha bisogno di rigenerazione ma questo progetto sappiamo che ha impatti pesantissimi sul piano ambientale e anche sull’ecosistema del mare. A parte i costi, è soggetto a parecchi ricorsi anche a livello europeo. Una diga fatta soprattutto per una multinazionale tra quelle che si stanno spartendo la proprietà del porto, che sarebbe nostra. Sul trasporto pubblico e sugli assi di forza abbiamo riserve pesanti, soprattutto sul taglio delle linee collinari che non danno il servizio che dovrebbero. Saremmo per il tram o, come alternativa, per il filobus”
Il ‘no’ a Skymetro e funivia, il salario minimo, sono temi che porta anche la candidata del centrosinistra Silvia Salis…
“Sullo Skymetro non ha detto proprio di no, perché ha detto che si sarebbe potuto pensare a un’opera ferroviaria. E l’ultima volta ha detto che è da rivedere, mentre per noi è da abolire. La funivia…penso che nemmeno Piciocchi la possa fare. Su tutto il resto, non sono d’accordo: loro sono per fare la Gronda, per la diga e si stanno preoccupando per i ritardi, per il tunnel subportuale. Bisogna pensare a un trasporto pubblico locale che sia visto all’unisono e in relazione al trasporto ferroviario. E sul salario minimo non è la stessa cosa: il decreto legge che abbiamo previsto con i 10 euro l’ora è indicizzabile all’aumento dell’inflazione, il loro non è così, con 9 euro l’ora. E da 9 a 10 euro non è poca cosa. Facendo dei conteggi, l’aumento è molto di più. Il loro salario minimo è indicizzato a carico della fiscalità generale, la parte eccedente viene sopperita da noi, ci paghiamo le tasse. Così i lavoratori si autotassano”
Quindi in cosa siete diversi dalla sinistra che criticate?
“Noi siamo di ispirazione comunista e a sostegno di un’economia ecosocialista, anticapitalista, siamo contro un’economia liberista. Loro sono partiti liberisti. In più c’è la questione della guerra, per noi è dirimente il fatto che proprio in questi giorni hanno votato ulteriormente questo piano di riarmo. In Palestina c’è un genocidio di cui siamo responsabili come Europa, così come in tutti gli altri fronti di guerra. A Genova nessuna di queste coalizioni dice se è favorevole o no al fatto che nel nostro porto transitino navi che trasportano armi, cosa vietata dall’articolo 11 e della legge del ’90. Siamo sempre stati con i lavoratori portuali che si sono opposti a questo carico e scarico di armi. Noi vorremmo riportare le classi popolari all’interno del consiglio comunale, non si portano ma le voci di chi non riesce ad arrivare a fine mese, di chi viene sfruttato nel lavoro e qui parliamo della turistificazione di Genova. Non possiamo dire che vogliamo tenere qui i giovani e poi mandarli al fronte, gli abbiamo compromesso il futuro a livello ambientale e lavorativo. Anche con l’inchiesta che ha coinvolto la Regione abbiamo visto una gestione del potere che si dividono in un sistema corrotto e antidemocratico all’interno di consorterie e mafie”
Dal centrodestra e dal centrosinistra vedono le infrastrutture come simbolo del futuro. Voi che Genova immaginate?
“Per noi la grande opera è la messa in sicurezza del territorio. Ho dati allucinanti con il rischio frane che in città è per il 25% della superficie, da 250 a 500 frane quiescenti, poi vediamo che cosa succede con i muraglioni e le alluvioni in continuazione. Sembra che il cambiamento climatico non esista, ma esistono i suoi effetti per via di una cementificazione selvaggia. La rigenerazione urbana dovrebbe andare di pari passo con il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, mettere al centro le persone con i bisogni e le necessità delle cure che spesso sono sulle spalle delle donne. Spazi di cura, socialità. Ricostruire quel tessuto sociale anche attraverso interventi di cultura, che non è il modello delle crociere ‘mordi e fuggi’. Genova è meravigliosa e se la si ama, come quando si ama una persona, non la si deve cambiare. Si deve sostenere un miglioramento nelle sue possibilità di crescere, ma senza saturarla. Stiamo facendo diventare Genova come Miami, ma non c’è una visione complessiva. Bisogna portare avanti il sostegno al salario e al lavoro buono, considerando le persone in toto, nella loro vita lavorativa ma anche di contatti per creare strutture sociali che si sono completamente frantumate. In Valpolcevera c’erano le fabbriche e un tessuto che si univa dentro e fuori il posto di lavoro. Altro intervento importante è la valutazione dello stato di salute dei cittadini, la riapertura dell’osservatorio ambiente-salute dando dei fondi per analisi epidemiologiche serie. La Valpolcevera diventerà una zona logistica semplificata, ci saranno container e camion che girano e si sommano a una situazione già disastrosa. Tutto quello che andrà nella direzione del sostegno alle persone e ai diritti dei lavoratori saranno cose che verranno condivise e su cui ci saranno dei confronti, il resto no”
Commenti