E' la città dei fiori per diritto acquisito, da secolare culla della floricoltura qual è, nonché della musica per meriti conquistati “sul campo”, grazie soprattutto al Festival della canzone italiana. Ma, suo malgrado, Sanremo sta diventando anche la “città dei semafori”. Non quelli agli incroci, peraltro ridotti nel tempo con l'avvento delle rotatorie e lo spegnimento in alcuni punti caotici della mappa viaria per limitare gli ingorghi, bensì quelli dei cantieri stradali di lunga durata. Che finiscono per rendere il traffico ai limiti della gestibilità nei momenti in cui si fa più intenso, facendo infuriare (eufemismo) gli automobilisti in coda, i quali presto avranno un motivo in più per perdere la pazienza.
E' il cantiere che Rivieracqua si accinge a installare sull'Aurelia, fra i Tre Ponti e La Vesca, per proseguire la posa interrata della nuova tubazione dell'acquedotto Roya, a fronte degli attuali problemi di approvvigionamento idrico nella parte orientale della provincia, in particolare nel Dianese e fino ad Andora. Gli scavi dovrebbero iniziare il 10 aprile (si attende un ultimo nulla osta). Ed essendo già presente in zona un grosso cantiere, quello dell'Anas per il consolidamento della “collina che frana”, che da oltre due anni obbliga al senso unico alternato in un tratto di circa 300 metri, si è stabilito di arretrare sensibilmente il semaforo lato ponente fino al rettilineo a ridosso della galleria Tre Ponti (ex ferroviaria, ora della pista ciclopedonale). Ne consegue che la viabilità a singhiozzo si estenderà per quasi un chilometro, con inevitabili conseguenze sui flussi. Non è difficile immaginare code che, in alcuni momenti, in direzione levante si prolungheranno fino all'area dello stadio comunale e nel rione San Martino, considerando gli incolonnamenti che già verificano adesso, soprattutto nei fine settimana.
Senza dimenticare le pesanti ricadute sugli spostamenti dei residenti e su alcune importanti attività commerciali nella zona interessata, già fortemente penalizzate dai semafori del cantiere Anas, con la conseguente perdita di clientela. Per supermercato Md, Conpibel, Iris Ceramiche e hotel Ariston Montecarlo, il piano della sicurezza prevede un impianto semaforico ad hoc, collegato ai passaggi di colore dal verde al rosso che avrà quello ai Tre Ponti e con obbligo di svolta a destra (quindi verso il centro città) in uscita. Peccato, però, che nessuna di queste attività sia stata preventivamente avvisata, tantomeno gli abitanti, insospettiti però da segnali stradali (in parte ancora oscurati) piazzati occupando spazi privati per i quali al momento non risulterebbero specifiche richieste di autorizzazione. E senza considerare - allo stato - che il piazzale viene chiuso nelle ore notturne con cancelli automatici.
Secondo il cronoprogramma, il massiccio intervento dovrebbe concludersi in 210 giorni lavorativi (8/9 mesi, tenendo conto delle sospensioni nei fine settimana e nelle festività infrasettimanali, il tutto con l'alea di possibili imprevisti e incognite legate al meteo), con step suddivisi in 4 blocchi da 45 giorni ciascuno, più la fase finale della durata stimata di 30 giorni, focalizzata nel breve tratto tra l'imbocco di via Duca d'Aosta e l'ex bar-tabacchi chiuso da tempo a causa del movimento franoso al quale si sta ponendo rimedio su tutto il versante. L'attività di cantiere dovrebbe, poi, essere sospesa durante il periodo estivo in cui è maggiore l'affluenza turistica.
Si comprende chiaramente che i collegamenti Sanremo-Arma (e viceversa) saranno molto problematici nel lungo tratto in cui la statale diventa corso Mazzini, rendendo più conveniente (se non proprio indispensabile) il ricorso all'Aurelia bis, almeno nel tronco San Martino-valle Armea. E sperando che non si verifichino chiusure temporanee per incidenti o altri motivi. Il sindaco Alessandro Mager è preoccupato e parecchio irritato al tempo stesso, perché l'amministrazione aveva proposto (insistendo parecchio) di far passare la nuova conduttura sotto la pista ciclabile, per non gravare sulla viabilità, che a Sanremo si regge da sempre su precari equilibri. Ma Rivieracqua si è opposta fermamente, adducendo problematiche statiche e di posa del grosso tubo dal diametro di 800 mm nelle viscere della galleria Capo Verde. E l'ha avuta vinta. Su tutto e tutti.
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