Il Nazionale

Cronaca | 26 gennaio 2024, 07:03

Approvato il Ddl Ferragni, ma sul "pandoro-gate" la Cassazione non ha ancora deciso

Ieri l'ok da parte del Governo alla proposta che impone regole più stringenti alle operazioni benefiche di aziende e influencer. Intanto la Procura di Cuneo attende risposte sulla competenza del fascicolo che coinvolge la fossanese Balocco

Approvato il Ddl Ferragni, ma sul "pandoro-gate" la Cassazione non ha ancora deciso

Annunciato nei giorni scorsi, è stato approvato nella seduta di ieri, giovedì 25 gennaio, il disegno di legge elaborato dal Consiglio dei Ministri a guida Giorgia Meloni per garantire una maggiore trasparenza sulla beneficenza promossa da azienda e influencer. Ora, lo attende l'iter legislativo.

Obiettivo del cosiddetto “Ddl Ferragni” è infatti quello di assicurare più affidabilità alle pratiche commerciali tra le aziende e professionisti nell’ipotesi in cui una parte dei ricavi dei prodotti venga destinata a scopi benefici. Il Ddl rappresenta sì una risposta di fronte all'inchiesta ribattezzata “Pandoro gate”, sulla quale le Procure di Cuneo e Milano sono in attesa di sapere a chi spetterà portare avanti l’indagine, ma è anche un chiaro tentativo di colmare un vuoto in un sistema legislativo che, evidentemente, non sta al passo con i tempi.

Il caso Balocco-Ferragni – su cui si indaga la trasparenza in un’operazione in apparenza destinata a produrre concreti benefici a favore dell’ospedale infantile "Regina Margherita" di Torino – sembrerebbe infatti rappresentare lo scoperchiamento di un vaso di Pandora che, prima ancora dell’accertamento della verità, necessiterebbe di una regolamentazione. Potrebbe, quindi, essere stato “un errore di comunicazione”, come sostenuto da Ferragni, a fronte di una lacuna giuridica? Nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha spiegato che “Il fine del ddl è quello di assicurare un'informazione chiara quando vengono commercializzati i prodotti i cui proventi sono destinati a iniziative solidaristiche". 

Più nello specifico, infatti, il disegno di legge (rivolto agli enti commerciali) prevede obblighi più stringenti nei confronti delle aziende produttrici e dei professionisti, nelle fasi appunto di promozione, vendita e fornitura del prodotto oggetto della beneficenza e quindi delle raccolte fondi. Un primo obbligo riguarda la presentazione del prodotto, la confezione, che dovrà obbligatoriamente indicare il destinatario della raccolta fondi e la finalità della campagna benefica.

Indicazione obbligatoria sarà anche quella riguardante l’importo che si intende donare, importo che potrà essere predeterminato o anche indicato in percentuale. Le informazioni dovranno essere comunicate dai produttori e dai professionisti all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e inoltre, ai fini di garantire una maggiore trasparenza nei confronti del consumatore, dovrà essere indicato il termine entro cui si prevede il versamento della somma ai destinatari della raccolta e anche quando questo avverrà.

Qualora gli adempimenti non vengano rispettati ecco che scatteranno le sanzioni amministrative: si parla di multe che potranno andare dai 5 ai 50mila euro e della pubblicazione del provvedimento sul sito istituzionale dell’Agcm, rivolta sia al produttore che al professionista. Il provvedimento prevede inoltre che il 50% del ricavato delle sanzioni verrà ricavato ad iniziative solidaristiche che verrano elencate col successivo decreto.

Sulla nuova approvazione Chiara Ferragni, che assieme ad Alessandra Balocco è indagata per truffa aggravata dalla minorata difesa, in una nota si dice “lieta che il governo abbia voluto velocemente riempire un vuoto legislativo. Quanto mi è accaduto mi ha fatto comprendere come sia fondamentale disciplinare con regole chiare le attività di beneficenza abbinate alle iniziative commerciali".

Come è noto, l’imprenditrice digitale è ora indagata anche per altre due operazioni commerciali, tra cui quella relativa alle uova di Pasqua firmate Dolci Preziosi. Anche per quest’ultima iniziativa la Procura della Repubblica di Cuneo aveva ricevuto l’esposto presentato dal Codacons in diverse sedi giudiziarie del Paese. Ritenutasi incompetente, aveva però trasmesso gli atti ai colleghi di Bari, poiché il marchio era stato acquistato nel 2018 da una società con sede a Corato.

Diversa, invece, sarebbe la posizione assunta dai magistrati inquirenti cuneesi sul fascicolo del pandoro-gate. Per il procuratore capo Onelio Dodero, infatti, la competenza territoriale sarebbe quella piemontese in quanto, se si fosse davvero verificata una truffa, l’ingiusto profitto, elemento caratterizzante la figura di tale reato, si sarebbe concretizzato dove ha sede la Balocco, e quindi a Fossano. All’opposto, invece, per il pubblico ministero meneghino Eugenio Fusco, il fascicolo spetterebbe all’ufficio di Milano in quanto sarebbero state le società della Ferragni a incassare il ricavato. Ora, l’ultima parola spetta al procuratore generale della Corte di Cassazione, chiamato a dirimere la controversia.

CharB.

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