Per aver regalato emozioni riempiendo il palaghiaccio e riportando i Mastini alla vittoria dopo 27 anni. E ancora, «per aver portato sugli spalti e in pista tantissimi bambini che sorridono e a volte, come in gara 7 della finale, piangono di gioia e danno il cinque a questi guerrieri enormi vestiti di giallonero». Ma anche perché la trasferta di Caldaro era proprio «come quelle dei bei tempi degli scudetti». Sono alcune delle emozioni-motivazioni per cui Carlo Bino, presidente dei Mastini, ha ricevuto il premio G.B. Capretti - Sportivo dell'anno dal sindaco Raffaele Simone nella gremita sala Triacca - messa a disposizione dalla Pro Loco - di un comune ad altissimo tasso giallonero.
In una serata piena di quei brividi e di quel batticuore per cui è stato premiato il numero uno dei Mastini, l'amministrazione comunale azzatese ha ricordato l'ex pugile con due partecipazioni alle Olimpiadi e poi indimenticabile volontario al servizio del paese Giambattista Capretti, un "mastino" della vita, facendo consegnare il tradizionale riconoscimento, la cui prima edizione era andata all'azzatese Nicolò Martinenghi, a un altro Nicolò, ovvero il nipote di Capretti, scomparso nel 2016.
«A noi piace regalare emozioni perché quando ci si emoziona il ricordo di ciò che hai vissuto rimane per sempre» ha detto Carlo Bino chiamato sul palco dal perfetto maestro di cerimonia, e ovviamente di hockey, Antonio Triveri.
«Davanti a tutto mettiamo l'orgoglio di essere una famiglia e, infatti, eccomi qui con il capitano Andrea Vanetti e con un altro azzatese come Marcello Borghi - ha spiegato Bino condividendo il premio con la famiglia giallonera e con chi gli sta accanto in società - Fu a loro che chiesi: "Prendo l'hockey, ci state?". Mi avessero risposto "no", non l'avrei fatto. Noi abbiamo una forza ed è la capacità di emozionarci con una forza e un sentimento di cui nessun altro è capace. Quando succede, vinciamo. È accaduto anche stasera in questa sala quando abbiamo rivisto il docufilm "Ventisette" sulla vittoria dell'ultima Coppa Italia 27 anni dopo l'ultimo trionfo giallonero. L'obiettivo è solo quello: arrivare alle final four e in fondo al campionato per emozionarci ancora».
Proprio Ventisette, prodotto dal nostro gruppo editoriale More News, è stato al centro di un paio d'ore da brividi per chi ama l'hockey, i suoi valori e la tradizione che, proprio qui, ha avuto la sua culla grazie all'Hockey Club Valbossa, nato in quella che fu la birreria Monti, «a pochi metri da qui».
«Grazie a questi Mastini non viviamo più di ricordi» le parole di Triveri, che si sono aggiunte a quelle vibranti e pungenti da veri cuori gialloneri degli ex presidenti del Valbossa, che contava oltre 400 tifosi, Marco Leoni ed Ernesto Ferrarini.
«La Valbossa è nata in autogrill tornando dal primo scudetto vinto a Bolzano nell’87 - ricorda Leoni - e i suoi valori erano quelli di chi la sera del secondo scudetto, nell'89, festeggia ospitando tutti i giocatori e lo staff del Fassa che aveva perso la finale. Celebrammo il titolo insieme ai perdenti, e che perdenti visto che stiamo parlando di gente come Bob Manno... Abbiamo continuato a riunirci per tenere in vita l'hockey anche dopo la chiusura della Shimano: grazie a Quilici e Torchio la storia è continuata, poi è arrivato l’azzatese puro Bino e ci ha riportato in paradiso».
«Qui premiavamo con la stecca d’oro o il guerriero della Valbossa gente come Topatigh, Pavlu, Orlando, Robert Oberrauch. Nel panificio di Lucio Topatigh ad Asiago c’è ancora la foto della Valbossa che lo premia» conclude Leoni toccando il cuore dell'anima di una storia fatta di puro spirito e valori d'acciaio.
«Tutto ciò che raccoglievamo a un certo punto lo davamo per mantenere in vita le giovanili - aggiunge Ferrarini - A volte chiamano anche oggi da Asiago e Fassa per chiederci se ci siamo ancora. Manno? Dopo venti birre bevute con noi non faceva più così paura...».
Chi c’è sempre, come ha ricordato Leoni, è Matteo Malfatti, trait d'union tra quella leggenda e le vittorie di oggi. «Per la prima volta dopo quasi un anno ho rivisto "Ventisette" e, rivivendo le final four, ho provato un'emozione ancora più grande di allora o degli scudetti perché dietro alla Coppa Italia c'è stato un lungo viaggio, a volte nel deserto. Ecco - ha detto Malfatti rivolgendosi a Borghi e Vanetti - la cosa più bella accadrà quando un giorno i vostri figli vedranno questo film e capiranno cosa ha fatto papà».
«Dopo aver rivisto "Ventisette" io e Marcello potremmo scendere sul ghiaccio anche adesso per rigiocarci la Coppa - le parole del capitano giallonero - Il segreto del successo è aver creato un gruppo che si è legato dal primo giorno: è questo legame che ci ha portato a scalare montagne infinite».
«Abbiamo davanti quattro finali a partire dalla partita di Feltre di giovedì e vogliamo vincerle tutte» aggiunge Marcello Borghi pensando alle due sfide dei quarti che mettono in palio le final four dell'Acinque Ice Arena di sabato 20 e domenica 21 gennaio.
Parola da mastini della prima ora, come lo fu Giambattista Capretti. «Racchiudo Gianni - dice Gipo Rivolta, suo caro amico - nella foto con la pettorina di volontario fuori dalle scuole di Azzate. Con lui siamo partiti in 10 per fondare la squadra della protezione civile del paese. Uno scoglio controvento».
Anche Emanuele Monti, consigliere e presidente della commissione Welfare di Regione Lombardia, ha ricordato Capretti: «Per me Gianni è stato un papà vero, autentico e semplice. Lui c’era per tutti, sempre».
Il sindaco Simone ha anche consegnato un riconoscimento speciale a Fausto Cabra («Interpreta lo sport come un ragazzino, macinando oggi a 86 anni più chilometri in bici di quelli che io percorro in macchina») prima di incitare tutti ad andare al palaghiaccio, «dove la parola d'ordine, come questa sera, è emozione», mentre Carlo Bino ha concluso degnamente la bellissima serata invitando sabato prossimo in tribuna per la sfida del master round con l'Appiano la famiglia di Giambattista Capretti. Non poteva esserci conclusione più bella.
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