"Sono un infermiere del Pronto soccorso di Cuneo, le scrivo per denunciare la situazione oramai ingestibile del nostro Dea: le continue aggressioni verbali e fisiche non si contano più, tanto che spesso oramai neanche più denunciamo!
L'avere la presenza costante di guardie giurate presso il Dea (personale che ringrazio), non blocca però le persone dalle aggressioni fisico/verbali. Stanotte (ieri notte ndr) per due volte in pochi minuti sono stato prima minacciato di essere picchiato più volte (compresa la minaccia di aspettarmi fuori, non piacevole visto che Cuneo è una piccola città e io spesso sono in giro con i miei figli), e dopo poco aggredito fisicamente da un'altra paziente portata in DEA in evidente stato di intossicazione!
Io sono stanco di non poter fare il mio lavoro in una condizione accettabile; stanco di aggiungere a una precaria condizione lavorativa per carenza di personale ormai cronica anche la paura di essere aggredito e minacciato!
Basta! Se non si pone un freno serio a questa situazione e non si inizia una seria discussione su pene più severe e dirette, prima o poi non si troverà più nessuno disposto a lavorare presso un Dea, nessuno ad accogliere e fare triage, nessuno nelle camere visita a cercare di curarvi!
Scusi lo sfogo scritto di getto alle 2 di notte dopo l'ennesima aggressione e grazie se vorrà ascoltarmi!
Firmato un infermiere triste
Una lettera che ci è stata inviata nel cuore della notte, scritta di getto da un infermiere che ama il suo lavoro, ma che vive continuamente la frustrazione e il rischio di essere aggredito o insultato da chi ricorre alle cure del Pronto Soccorso.
Tra l'altro, chi aggredisce un sanitario commette un reato. Dal 2020, il Codice Penale (583-quater, comma 2) contempla un'ipotesi particolare del delitto di lesioni personali, con riferimento alle aggressioni ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie.
E ci sono numerosi cartelli, in ospedale a Cuneo, che lo ricordano.
In questo mese di agosto circa 200 persone al giorno si sono rivolte alla struttura di Cuneo. Lo scorso lunedì, ne abbiamo dato conto, addirittura 260, di cui molti per problemi gravi. Così come dovrebbe essere. A questo è deputato il Pronto Soccorso.
Un carico di lavoro enorme, quindi, con le carenze di personale di cui si parla da tempo e con una fuga continua proprio dai reparti di Emergenza/Urgenza. "Il personale è oggettivamente stanco. Da noi più di qualcuno ha chiesto e ottenuto il trasferimento", evidenzia Paola Vietto, infermiera esperta con funzioni di coordinamento proprio nel reaparto diretto dal dottor Giuseppe Lauria.
E proprio il primario Lauria è voluto intervenire sulla questione. "Questa lettera esprime un disagio che esiste. Stiamo cercando delle soluzioni, prima di tutto organizzative, per rendere sempre più efficiente la gestione dei pazienti. Meno attesa significa meno nervosismo, per cui questo è sicuramente importante per abbattere il rischio di aggressioni. Inoltre, abbiamo un servizio di guardia presente h24 proprio per tutelarci. Un anno fa l'ex questore di Cuneo ci aveva convocati, garantendoci un presidio di Polizia interno al Pronto Soccorso per 12 ore al giorno. Da parte dell'azienda c'è grande attenzione al problema, tanto che presto verranno avviati dei corsi per formare il personale sulle stretegie di De-escalation, per gestire le situazioni di aggressività dei pazienti o dei loro accompagnatori".
L'ufficio di Polizia all'interno del Pronto Soccorso di Cuneo
Continua Lauria: "Ci sono forme di violenza patologica, in particolare da parte di persone alterate per alcool o sostanze. Ma c'è anche la violenza voluta, quella consapevole. Lo svilimento del personale, le offese. Gli episodi capitano soprattutto nella fase di Triage. Sono gli infermieri dell'accettazione i più esposti. Vengono insultati, aggrediti verbalmente e anche fisicamente. Denunce ce ne sono state in quest'ultimo anno. Il loro è un lavoro delicatissimo, perché attribuiscono i codici di gravità. Ma tengo a sottolineare che si tratta di personale molto preparato. Spesso vengono trattati come incompetenti, come dei burocrati. Non è così. Quella è una fase fondamentale per il funzionamento del Pronto Soccorso. Se non funziona il Triage, si inceppa tutto il meccanismo".
Paola Vietto spiega il lungo percorso professionale per lavorare nell'accettazione di un Pronto Soccorso: "E' un'attività altamente specializzata. Richiede almeno due anni di lavoro in Pronto Soccorso, poi un corso di formazione nazionale, cui segue un periodo di affiancamento e c'è, infine, una valutazione. Gli infermieri del Triage hanno elevate competenze di tipo clinico, relazionale e organizzativo. Dietro ogni colore, che sia bianco, azzurro o rosso, c'è una valutazione precisa, fatta in tempi molto rapidi. Sono il perno su cui gira tutta l'attività del Pronto Soccorso".
Lauria ne sottolinea a sua volta l'altissima competenza. "Spesso questo non viene percepito. Raramente un paziente aggredisce un medico quando è in visita. Aggredisce l'infermiere che lo accoglie e lo valuta. E questo non è in alcun modo accettabile. Viene svilita una figura preziosa e importantissima e questo è davvero frustrante per gli infermieri. In questo agosto hanno lavorato, come tutto il reparto, senza sosta. Non meritano la rabbia delle persone. Per fortuna i maleducati sono una minoranza, perché qui la situazione è ancora piuttosto civile, ma ci sono".
Il dottor Lauria è molto attento al personale e determinato a trovare soluzioni e strategie che consentano al suo staff di lavorare in modo sereno. Il DEA di Cuneo sta infatti adottando ulteriori strategie per tentare di ridurre al minimo le occasioni di rabbia e aggressività da parte degli utenti. Come? Provando a stroncare alla radice il problema, ossia dando sempre maggiore efficienza, con un nuovo assetto organizzativo che riduca, per quanto possibile, le attese.
"Gli infermieri hanno ragione ad essere stanchi, ma fortunatamente sono un bel gruppo, che si tutela reciprocamente. Quella lettera dice la verità. Però l’utenza non la scegli: il Pronto Soccorso ha le porte aperte veramente a tutti, spesso anche a chi dovrebbe rivolgersi altrove. Ma questo è un valore enorme della nostra Sanità. Spesso i pazienti vengono da noi perché non hanno trovato risposte da altre parti. Si fa fatica a comprendere il perché si debba aggredire qualcuno che ti sta dando retta, che ti sta ascoltando, come fanno, sempre, gli infermieri di Triage".
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