Il Nazionale

Sport | 07 maggio 2023, 21:27

È l’ora delle responsabilità. E di ripartire dalla saggezza di un padre

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - È finita la stagione. Poco da scrivere su una partita che ha comunque dimostrato che i “danni di immagine” sono ben altri (non questa squadra orgogliosa e meravigliosa), ben di più sul futuro. Tra una radio mercato ancora gracchiante e quei passi necessari affinché il domani sia davvero una pagina bianca

È l’ora delle responsabilità. E di ripartire dalla saggezza di un padre

Gli ultimi appunti, dopo il saluto vero e le lacrime di settimana scorsa nello spettacolo di Masnago.

La recita di Bologna ci pare un’altra pernacchia ben tirata a quelli del “danno di immagine all’intero movimento cestistico nazionale”: trovatela voi, cari estensori di parole disancorate dalla realtà e dalla verità, una squadra capace di far divertire pur senza metà dei propri arruolabili e sprovvista di motivazioni per darsi tutta, come invece è avvenuto, sul parquet. 

Per il resto poco da scrivere sul match: scontato che alla lunga la Virtus si divorasse (il 49-33 a rimbalzo spiega tutto) una Varese sprovvista dei cardini minimi per rimanere ancorata a terra. Ma complimenti a tutti: a Ross, in attesa che venga insignito del titolo che merita; a Woldetensae e De Nicolao, senza freni il primo, redivivo e orgoglioso il secondo; alla sudata di capitan Ferrero; alla prima vera volta di Virginio; ai ragazzini che lo sono ancora, Zhao e Assui (benvenuto in famiglia); agli ultimi balli sfrenati; a chi anche oggi ha provato a difendere.

Molto più righe varrebbe il futuro. E le avrà, anche se non subito. Radio mercato per esempio è piuttosto gracchiante. Ci è parso di sentire che i primi tentativi fatti con Markel Brown siano andati in fumo (richiesta economica altissima del giocatore), ma che i margini per trattare (ed eventualmente “spalmare”…) pare ci siano. Così come l’ottimismo. Ci è parso di orecchiare che con Ross non ci si proverà quasi nemmeno, perché anche le favole trovano un limite nel buon senso. Ci è parso di captare che capitan Ferrero non si smuoverà da qui e dal parquet (fosse per lui manco a dirlo… ma la società?), che a De Nik verrà data la possibilità di scegliere (della serie: rimani se vuoi, ma con pochi minuti…), che con Reyes si tenterà di non gettare la spugna e che con gli altri…

… niente, si è spenta la radio.

C’è invece un futuro che non ha bisogno di indiscrezioni. Ed è quello di un club che la settimana prossima starà fuori dai playoff pur avendo giocato il miglior basket del campionato e conquistato il sesto posto.

Dopo aver difeso il difendibile, dopo aver gridato all’ingiustizia non tanto della legge, ma della logica, dopo aver serrato le fila davanti a pericoli inimmaginabili e dopo aver scampato gli stessi in un’indimenticabile atmosfera da libro Cuore, è il momento di fare la fatidica domanda: ora chi paga?

Chi si assume le responsabilità di quanto accaduto, di errori accertati e gravi, di una figuraccia e un danno tremendi? Di cose che adesso vanno chiamate con il loro vero nome?

Domani ci sarà un consiglio di amministrazione che tra presenti e (soprattutto) assenti - perché inibiti - dovrà dimostrare la propria serietà, indicando la via della porta a chi ha rappresentato legalmente una Varese che l’ha fatta grossa. Con degli investitori, sempre alla stessa porta, pronti a sborsare quasi 2 milioni e mezzo di euro in 2 anni non si può far finta che nulla sia successo. E non ci si può nemmeno lamentare, o tentare di resistere, o accampare scuse, o fare ostruzionismo: ci si ritira, possibilmente in silenzio e di buon grado. 

Poi via al futuro, che avrà ancora - tuttavia - un tocco di passato, fondamentale per non perdere la strada. 

Toto Bulgheroni presidente è notizia di più di un mese fa: Scola lo ha corteggiato ben prima dell’avvento dello tsunami Tepic. L’amore, l’abbraccio, la saggezza e la saldezza di un padre sono necessari anche quando si diventa grandi. 

E Toto Bulgheroni è il padre della Pallacanestro Varese.

Fabio Gandini

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