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Politica | 19 aprile 2023, 12:35

Esce di scena Giovanni Quaglia, “Il Presidente”, l’ultimo democristiano [L'ANALISI]

Il personaggio che per mezzo secolo ha segnato la storia politico-amministrativa del Cuneese e del Piemonte è stato sconfitto ieri dal sodale di lunga data Fabrizio Palenzona. La sua presenza sul proscenio della Granda era ritenuta quasi istituzionale

Esce di scena Giovanni Quaglia, “Il Presidente”, l’ultimo democristiano [L'ANALISI]

Ad inizio febbraio 2017, quando Giovanni Quaglia era stato eletto per la prima volta alla presidenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino il nostro giornale, commentando il fatto, titolava così: “Per Giovanni Quaglia due vittorie in meno di un anno: prima la Fondazione CrCuneo, ora la presidenza della CrTorino”.

E nel catenaccio del titolo aggiungevamo: “Un paziente lavoro di tessitura, condotto nel vuoto della politica dal vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, ha riportato sugli altari un democristiano di lungo corso. Per molti amministratori del Cuneese resta lui “Il Presidente” della Provincia, quasi più dell’altro Giovanni, lo statista di Dronero, che pure di cognome faceva Giolitti”.

Dopo la sconfitta di ieri, quando ancora cercava una riconferma sulla tolda di comando di via XX Settembre, si deve prendere atto che una stagione politica si è definitivamente chiusa.

Con Quaglia, “Il Presidente”, esce di scena l’ultimo democristiano della Granda, l’uomo che ha segnato mezzo secolo di storia politico-amministrativa in Piemonte.

Si è spezzato quel sodalizio col nuovo presidente della Fondazione CrT, Fabrizio Palenzona, ospite fisso ad ogni appuntamento di “Insieme”, l’associazione politico-culturale fondata da Quaglia e che aveva in lui il mentore più autorevole.

Classe 1947, sindaco di Genola per 11 anni, giovanissimo segretario provinciale della Democrazia Cristiana, consigliere regionale dal 1983 al 1988, Giovanni Quaglia, deve la sua notorietà soprattutto al ruolo, ricoperto per ben 17 anni (dal 1988 al 2004), di Presidente della Provincia di Cuneo, la carica a cui è rimasto in assoluto più legato, quella che gli ha offerto il trampolino di lancio per approdare nei salotti buoni dell’alta finanza.

Oggi – a distanza di anni - quando in terra di Granda si parla di Presidenti dell’Amministrazione Provinciale l’immaginario collettivo corre immediatamente a lui. Quaglia conosceva personalmente ogni singolo sindaco dei 250 Comuni della “sua” Provincia.

Avrebbe potuto diventare senatore o deputato, ma temeva che nella “Città Eterna” avrebbe fatto la fine di tanti suoi colleghi di partito, relegati al ruolo di “peones” nelle aule parlamentari.

Attingendo alla sua formazione classico-umanistica, aveva fatto suo il motto che Plutarco attribuisce a Giulio Cesare: “Malo hic esse primus quam Romae secundus” (Preferisco essere primo qui che secondo a Roma).

E in effetti così è stato.

Quaglia è stato protagonista per decenni delle vicende della Granda, prima con ruoli istituzionali, poi con la scalata nelle società autostradali, nelle società partecipate e nel mondo delle Fondazioni bancarie.

Fa un certo effetto scrivere di lui al passato, nonostante l’uomo – a dispetto dei quasi 76 anni – sia in buona forma fisica. Eppure, come tutte le vicende di questo mondo hanno un inizio e una fine, anche per “Il Presidente” è arrivata la sconfitta, sostantivo che raramente aveva avuto occasione di declinare nella sua lunga e inossidabile carriera.

Laureato in Lettere, ex preside (per pochi mesi), docente di Economia e direzione delle Imprese all’Università di Torino, Giovanni Quaglia è stato revisore dei conti in una miriade di enti.

Presidente della società Autostrada Torino-Savona da vari anni, è stato vicepresidente vicario sia della Fondazione Crt (1994-2000 e 2004-2012), sia della Fondazione Sviluppo e Crescita Crt (2007-2012), oltre che consigliere di Unicredit fino al 2015.

In ambito Acri, l’associazione che riunisce le Fondazioni di origine bancaria, è stato componente del direttivo, del collegio sindacale e dell’ufficio di presidenza (2004-2012).

Dettagliare il curriculum di Quaglia costringerebbe il lettore a districarsi in sigle di enti, emanazione delle più disparate realtà finanziarie nazionali di primo piano tra cui spicca la Cassa Depositi e Prestiti.

Inutile tuffarsi – come altri hanno fatto – alla ricerca di eventuali “traditori” che gli avrebbero fatto mancare i voti.

In partite di questo tipo fedeltà, amicizia e gratitudine sono virtù estranee: non conta partecipare, ma vincere”.

Del resto, sette anni fa, quando i suoi uomini scalarono la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo si verificò la stessa, identica situazione. In quel caso, a fare la differenza non furono tre, ma un voto soltanto.

Chi aveva preconizzato, in caso di sconfitta di Quaglia alla CrT un suo possibile ritorno alla guida della consorella di Cuneo, non ha fatto i conti con lo Statuto.

Il suo nome, nel clima di incertezza attuale, avrebbe potuto essere – usiamo il condizionale non per nulla – una soluzione autorevole per il 2024, quando si rinnoverà il vertice della Fondazione di Cuneo.

Un ultimo passaggio per l’Highlander della Granda, che – immaginiamo – avrebbe messo d’accordo destra e sinistra e realtà economiche, ma che non è perseguibile.

L’articolo 16 dello Statuto della Fondazione Cuneo non consente infatti di ricoprire cariche né di presidenza né nel Cda ha chi ha superato i 70 anni.


Giampaolo Testa

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