Albenga nei giorni scorsi ha perso uno dei suoi cittadini più anziani e celebri: Giambattista Bignone, il pescatore “papà delle anfore romane di Albenga”, che lo scorso settembre aveva compiuto 101 anni.
Giambattista, per tutti Baciccia, della famiglia "Prain", era nato ad Albenga, dove ha vissuto e lavorato come pescatore sin da ragazzo. Ha sposato Marisa e dalla loro unione è nato il figlio Roberto. Negli anni ’50, durante una battuta di pesca, Bignone tirò su un’anfora. Stupito per la straordinaria scoperta, informò le autorità competenti che diedero il via agli studi di Nino Lamboglia, padre dell’archeologia subacquea, seguendone sempre da vicino il recupero.
Per via dell’importante ritrovamento, i “Prain” divennero famosi e passarono alla storia, intervistati e citati dai giornali. Grazie a Giambattista Bignone, Albenga si arricchì dell’importante Museo Navale che espone i reperti recuperati dal relitto della nave oneraria romana rinvenuta nei fondali dell'isola Gallinaria: vasellame, attrezzature navali, pedine da gioco, piccoli arnesi in piombo per la pesca oltre ad un centinaio di anfore vinarie.
Bignone, con origini genovesi, ha esercitato la professione di pescatore fino a pochi anni fa e ancora recentemente cuciva le reti a mano.
“La storia di Albenga passa attraverso il vissuto di uomini e donne comuni, proprio come il signor Bignone – aveva affermato il sindaco di Albenga Riccardo Tomatis in occasione dei 100 anni di Bignone -. Spero che i giovani imparino sempre più ad avere il piacere di sedersi insieme ai propri nonni o agli anziani, ascoltare le loro storie per poterle tramandare, guardare i loro gesti sapienti portare avanti gli antichi mestieri, come fa il signor Giambattista quando ripara le reti, ed appassionarsi a tutte quelle tradizioni che oggi non dobbiamo perdere”.
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