I migranti continuano a tentare in ogni modo di passare il confine a Ventimiglia, come quelli nascosti nei vagoni dei treni merci alla stazione, anche se non cambia di molto la situazione dei profughi che, da oltre 7 anni tentano quotidianamente di superare il confine italo-francese. Lo ha detto al nostro giornale anche il Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, confermando che la decisione del governo transalpino di rafforzare ulteriormente le difese a Ponte San Luigi e San Ludovico, la situazione è identica a quella degli anni scorsi.
C’è, ovviamente, un deciso calo degli arrivi ma le cosiddette ‘riammissioni’ sono giornaliere per non dire a cadenza oraria. Abbiamo trascorso una giornata al confine tra Ventimiglia e Mentone e abbiamo vissuto la disperazione e il dramma dei migranti fatti tornare in Italia. I nomi non servono in questo caso e anche i volti sono stati oscurati. Ed è un peccato dover osservare la legge sulla privacy, perché sarebbe stato opportuno vedere le facce delle persone, soprattutto giovani, costrette a tornare in Italia, dopo essere stati sorpresi in Francia.
Li abbiamo poi seguiti, nel loro viaggio a ritroso, ovviamente a piedi lungo l'Aurelia per arrivare a Ventimiglia. Sanno che, almeno nella città di confine possono trovare generi di conforto tra Caritas e associazioni varie e un po' di assistenza. La prima tappa è però la spiaggia: c'è il sole, almeno in questa giornata ed è una mano santa con le temperature che scendono. Per loro la notte vivrà tra il ponte di Roverino, allestito con materassi e coperte e altre zone della città dove poter dormire. Domani, per molti di loro, si cercherà un altro espediente per passare il confine.
“Ci riproveremo” ci hanno detto tutti, a conferma che non si può fermare un flusso di questo genere, se non con un adeguato progetto sulla migrazione, che non può essere italiano, ma nemmeno ‘solo’ europeo. Deve forzatamente essere mondiale, partendo proprio dalla povertà nella quale vivono alcuni paesi. Pur dovendo fare attenzione a quella migrazione di malviventi in fuga dai loro paesi (la dimostrazione arriva da magrebini che tentano di scappare da una giustizia che li bracca) non si può ignorare, invece, chi prova a lasciare situazioni drammatiche, tra fame e guerra.
Quello che si vede nelle foto, scattate da Tonino Bonomo, è una minima parte di quello che si può registrare ogni giorno al confine, ma che va avanti da sempre, da quel 12 giugno 2015 quando la Francia disse stop al passaggio dei profughi. E quel giorno scattò l’emergenza, tra la scogliera di Ponte San Ludovico e Ventimiglia, città diventata protagonista senza volerlo di una storia di migratoria che è diventata famosa in Italia e in tutta Europa.
La Francia, da sempre, lamenta di essere uno dei paesi che ha dato maggiore asilo a chi è fuggito dall’Africa e dai paesi poveri del Medio Oriente. Verissimo. Ma quanto accade a Ventimiglia con le espulsioni dal paese transalpino è vergognoso e deve essere normato. C’è chi sostiene, in parte anche a ragione, che chi vuole fuggire dovrebbe essere aiutato nel loro paese. Verissimo, ma chi ci deve pensare? Non certo solo il governo italiano o europeo. Ma questi sono discorsi sui massimi sistemi che esulano dai problemi transfrontalieri tra Ventimiglia e Mentone.
Voi, se ne avete voglia, osservate le foto che vi proponiamo, magari pensando ai volti di quei giovani che sono sotto l’oscuramento dovuto dal nostro giornale. Dal nostro piccolo chiediamo a chi governa le nazioni di lavorare seriamente al problema perché, onestamente, a parte un po’ di accoglienza (spesso organizzata dalle associazioni) si è vista davvero poca organizzazione di quel progetto che servirebbe a evitare quei volti… oscurati.
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