Nascondevano la cocaina in barattoli, che poi venivano messi sotto terra.
Poi, al momento dello smercio, venivano dissotterrati e messi sul mercato.
Così la Squadra Mobile della questura di Asti, guidata dal commissario capo Federico Mastorci, ha portato a termine la maxi operazione chiamata "Bad Boys".
Un'impresa criminale... a conduzione familiare
12 gli arresti. Numeri che hanno permesso di smantellare un sodalizio criminale attivo tra Asti e Santa Vittoria d'Alba, a conduzione familiare e di origine albanese.
4 le custodie cautelari in carcere, nei confronti di quattro cittadini albanesi di età compresa tra i 20 e i 36 anni, mentre altre 8 persone sono state sottoposte alla misura cautelare dell'obbligo di presentazione.
4,7 i kg di cocaina monitorati, 30 le persone indagate. Quasi due milioni di euro il guadagno stimato. Si stima un volume di affari di circa un milione e mezzo di euro. Trovati 1,2 kg di cocaina pura, grazie al lavoro degli investigatori che stavano seguendo i sospettati dopo una giornata di pioggia. Complessivamente, si stima che potessero essere ricavate oltre 21mila e 300 dosi di cocaina.
Serrate indagini per 2 anni
Le serrate indagini sono durante circa 2 anni e hanno preso avvio proprio da un astigiano.
Un'operazione nata nell'Astigiano dopo alcune segnalazioni in merito di spaccio continuo nel centro cittadino.
Vengono quindi arrestati in flagranza di reato un italiano e un albanese. L'arresto porterà a nuovi nomi. Successive indagini porteranno all'arresto di altre tre persone. Si arriverà però a Santa Vittoria d'Alba in quanto un arrestato nell'Astigiano aveva messo a disposizione un veicolo a un fiorente sistema criminale.
Da qui le indagini hanno portato a smantellare il gruppo di spacciatori.
Delineate le figure di due fratelli, di 35 e 36 anni, delle loro mogli, di due cognati, che si dedicavano all'attività di occultamento, detenzione e fornitura di spaccio di cocaina. Questi rifornivano il nipote e altri ventenni con un etto alla volta e che questi distribuivano sulle piazze tra Asti, Alba e Bra.
Il provento della vendita veniva poi dato ai due fratelli, di fatto a capo del gruppo criminale. Uno di questi fratelli riusciva a manovrare il tutto anche dal carcere di Cuneo, in cui si trovava e poi da casa, dove era stato sottoposto agli arresti domiciliari. Entrambi, sulla carta, lavoravano nel settore dell'edilizia.
Gli indagati prelevavano presso i nascondigli il denaro contante per acquistare 1.2 kg di cocaina alla volta, pagata circa 35 euro a grammo. Una parte veniva divisa in confezioni da un etto e nascosta in barattoli di plastica poi interrati. Dentro anche l'accorgimento del riso, per non inumidire la sostanza.
Un'altra parte di cocaina, invece, veniva riservata ai clienti più "facoltosi", a cui cedevano dosi per cifre fino a mille euro a volta.
I pusher di strada, invece, prendevano la cocaina dai due fratelli per 60 euro al grammo, la tagliavano e la dividevano in dosi da un grammo, che spacciavano poi alla clientela abituale per cifre dai 70 ai 90 euro.
Anche un ristoratore tra i clienti abituali
Tra i clienti indietro con i pagamenti figurava anche un ristoratore, dove il giovane nipote albanese, con altri pusher, si recavano a mangiare e bere senza pagare. Diverse volte prendevano addirittura bottiglie di vino di valore, che poi scalavano dal debito.
Nel corso dell'operazione, sono stati sequestrati anche due proiettili e mille euro in contanti.
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