E' il solito, energico e deciso primo cittadino di Tenda - Jean Pierre Vassallo - quello che incontriamo nei pressi della stazione del paese, dove è stato temporaneamente spostato il Municipio a causa dei lavori che stanno interessando l'edificio.
Lavori. Qui, da dopo la tempesta Alex di 22 mesi fa - tra il 2 e il 3 ottobre 2020 -, fatta la conta dei danni, enormi, tali da mettere in ginocchio chiunque, a maggior ragione una zona ai confini dell'impero, non si è perso tempo.
Il presidente Macron è stato due volte a Tenda.
Lo Stato francese ha stanziato, per le tre valli devastate - Roya, Vésubie e Tinée - 1 miliardo di euro. Si spendono, in definitiva, 250 mila euro al giorno.
Il sindaco Vassallo, primo cittadino dal 2001 e riconfermato a pochi mesi dalla tempesta Alex, nella sua intervista, parla proprio dei lavori. "A fine anno arriveremo al Tenda - dice -. E poi da lì? I problemi sono dalla parte italiana. Non serve la CIG, è tutto approvato. E se bisogna farla, in 48 ore la organizziamo. Ma bisogna agire in fretta, il tunnel è sei mesi in ritardo, anche se Anas continua a dire che ad ottobre del 2023 sarà terminato. E il ponte? Il progetto è stato approvato. Basta perdere tempo!".
Vassallo, invece, sul fronte ferrovia, ringrazia l'Italia e il Piemonte per ciò che hanno fatto per il suo paese e per la valle.
L'ultimo aggiornamento sullo stato dei lavori al tunnel, al 2 agosto, quindi allo scorso martedì, indica che manca ormai meno di un chilometro di scavo: 992 metri. Sul lato italiano, 173 metri e si arriva al confine con la Francia.
Dall'ultimo aggiornamento del 28 maggio scorso, quindi, l'avanzamento dello scavo è stato di 207 metri. Più di 3 metri al giorno. Dopo un deciso rallentamento dei lavori, per la presenza di roccia particolarmente friabile, ora si viaggia a ritmi da cronoprogramma. Ma l'incognita resta ancora quella del ponte.
Nel frattempo, la valle Roya si sta rialzando, con tanta difficoltà. I lavori procedono a gran ritmo. Ma serve il collegamento con l'Italia attraverso il tunnel per parlare di una vera rinascita. Altrimenti, come ha evidenziato Vassallo, "si rischia di lasciar morire due valli".
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