Il giorno dopo la clamorosa azione di Extincion Rebellion, con la scalata mattutina al Palazzo della Regione e il conseguente incatenamento ai balconi terminato dopo circa 6 ore con l'intervento dei vigili del fuoco, l'organizzazione impegnata nella lotta ai cambiamenti climatici ha espresso la propria posizione sui fatti e sul “pugno duro” della Questura con ben 30 denunce e 5 fogli di via comminati ai presenti per invasione di terreni o edifici e manifestazione non preavvisata.
L'accusa: "Politiche inadeguate sulla crisi climatica"
A prendere parola sono Vic e Delfina, le 2 principali protagoniste di ieri: “Durante l'azione - ha raccontato la prima – abbiamo avuto modo di parlare con diversi consiglieri e con il vice-presidente della Regione Carosso, ricevendo le solite inutili rassicurazioni e un invito a prendere un caffè. Noi abbiamo resistito dicendo che non ce ne saremmo andate senza ottenere quello che volevamo”.
“La richiesta - ha aggiunto la seconda – era quella di organizzare una conferenza stampa pubblica in cui il presidente Cirio e l'assessore Marnati ammettessero l'inadeguatezza delle proprie politiche nei confronti della crisi climatica: invece di una risposta politica, abbiamo ottenuto solo pacche sulle spalle e una risposta eccessiva da parte delle forze dell'ordine”.
Disobbedienza civile, denunce e fogli di via
Extincion Rebellion rivendica anche le proprie modalità d'azione, attaccando però l'uso troppo generoso dei provvedimenti già citati: “La disobbedienza civile – hanno concluso le attiviste – funziona così ed è uno strumento importantissimo per ottenere dei cambiamenti: eravamo consapevoli delle possibili conseguenze e ci siamo assunte le nostre responsabilità. Non ci aspettavamo, però, che a ricevere le denunce fossero anche persone che distribuivano volantini o ballavano, persone che vivono, studiano e lavorano a Torino e che oggi sono state costrette a lasciare la città”.
La solidarietà di Grimaldi (LUV): "Riproposizione del confino"
A esprimere la solidarietà a Extinction Rebellion è il capogruppo in Consiglio Regionale di Liberi Uguali Verdi Marco Grimaldi: “Il divieto di soggiorno - ha commentato – elargito con grande generosità a persone che vivono, studiano e lavorano a Torino da anni non è un atto dovuto di fronte a delitti contro l'ordine pubblico e dovrebbe essere limitato a casi di acclarata e grave pericolosità. Mi sembra invece che venga usato per allontanare gli indesiderati,chi contesta lo status quo ma solo da una parte, una riproposizione fuori tempo massimo del confino per gli oppositori politici”.
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