Scontri e cariche durante il corteo degli studenti, che questa mattina si sono ritrovati in piazza Albarello per protestare contro la morte in alternanza/scuola lavoro di Lorenzo Parelli. Il 18enne è stato ucciso venerdì scorso da una trave d’acciaio nello stabilimento metalmeccanico Burimec, a Lauzacco, vicino a Udine.
Scontri tra polizia e manifestanti
"Non si può morire di scuola", "Lorenzo vive" si legge sui cartelli degli studenti. Durante la protesta si sono registrati attimi di tensione con la polizia. Il corteo ha infatti cercato di sfondare il cordolo delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa per sfilare su corso Siccardi, nonostante il divieto per la zona arancione. Gli agenti hanno però respinto il tentativo con cariche di alleggerimento. Alcuni ragazzi sono finiti a terra colpiti dai manganelli: si registrano alcuni feriti. I poliziotti hanno deviato i manifestanti in via Bertola, dove ci sono stati altri scontri.
"Precarietà, miseria e lutto. Pagherete caro, pagherete tutto"
I ragazzi e ragazze oggi hanno deciso di fare sentire la voce con una manifestazione nel capoluogo, così come nel resto d'Italia. Ad aprire la giornata un mino-corteo di una ventina di studenti che ha cercato di sfilare su corso Siccardi fino a piazza Arbarello portando lo striscione "Di scuola-lavoro non si può morire per Lorenzo", urlando lo slogan "Precarietà, miseria e lutto. Pagherete caro, pagherete tutto". Accanto a loro anche i professori ed i sindacati della Cub Scuola e Cobas.
Frediani: "Solidarietà agli studenti"
"Solidarietà agli studenti scesi in piazza oggi per protestare contro l’alternanza scuola lavoro e ricordare Lorenzo. Ancora una volta una legittima manifestazione dei nostri giovani ha trovato, come risposta, le manganellate della Polizia", ha commentato la consigliera regionale Francesca Frediani del Movimento 4 Ottobre.
"La scuola deve tornare ad essere un luogo di formazione e di preparazione alla vita, non soltanto al lavoro. La riduzione del tempo dedicato allo studio tra i banchi espone infatti le future generazioni al rischio di non dotarsi di quelle solide basi culturali che costituiscono il presupposto per comprendere la realtà ed esercitare in modo consapevole i propri diritti. In questo modo, il ruolo di 'ascensore sociale' del sistema di istruzione rischia di essere totalmente annullato".
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