Una volta si chiamava “il bacialè”. Girava tra le campagne dei paesi e combinava matrimoni. Matrimoni che allora duravano una vita e spesso erano anche felici.
Oggi invece il moderno “combina nozze”, non garantisce più due cuori e una capanna ma due firme ed un permesso di soggiorno. E che sia illegale, poco importa. Soprattutto perché il giro di soldi che innesca vale davvero il rischio.
Il “combino” in sé è semplice e redditizio e anche in Granda sta spopolando: basta trovare chi è disposto a sposarsi con una persona che vive in un paese extra europeo, così che questa riesca a trasferirsi in Italia e ottenere un regolare permesso di soggiorno. La formula - legale - si chiama ”ricongiungimento familiare”. Peccato che qui di famiglia ci sia ben poco.
Piuttosto si tratta di una mossa con poco amore e tanti soldi, intascati da chi si presta a sposarsi e soprattutto da chi ha messo in contatto le due persone interessate, ossia chi vuole venire in Italia e chi intende guadagnare denaro in modo facile. E così si dà il via alla pratica. I due novelli sposi in realtà neppure si conoscono e quando la persona arriva in Italia dichiara il matrimonio e un indirizzo che non sempre è quello del partner improvvisato. Anzi, la maggior parte delle volte lo sposo - o la sposa - venuto da lontano pur dichiarando di vivere in un paese della provincia di Cuneo, in realtà vive altrove.
Un metodo facile, redditizio e soprattutto dall’apparenza legale. Ma questo velo di apparenza come si potrebbe squarciare, visto che comunque la pratica dei “matrimoni finti” non è legale? Forse con un controllo - o anche più di uno - su domicilio e residenza dei novelli sposi?
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