Il Nazionale

Cronaca | 14 novembre 2021, 11:45

”Nada non conosceva Annalucia. Chiunque l’abbia uccisa, deve pagare”

La mamma della giovane segretaria non sentì mai la figlia parlare dell’ex maestra bovesana, ora accusata del delitto

”Nada non conosceva Annalucia. Chiunque l’abbia uccisa, deve pagare”

“La mia Nada e quella donna non si conoscevano. Mia figlia non mi ha mai parlato di lei”.

Quella donna della quale parla Silvana Smaniotto - mamma della giovane segretaria uccisa venticinque anni fa nello studio commercialistico di Chiavari dove lavorava - è Annalucia Cercere, l’ex insegnante di Boves iscritta nel registro degli indagati con la pesante accusa di omicidio.

“Io non so se è lei che ha ucciso mia figlia - ha proseguito la donna. So solo che dopo tanti anni, è necessario fare giustizia e se lei ha ucciso Nada deve pagare”.

Nonostante la sete di verità, Silvana Smaniotto non punta il dito contro nessuno, chiede solo, dopo tanti anni, di sapere chi e perché le ha strappato il cuore, uccidendo brutalmente la figlia.

“Vorrei che si arrivasse a conoscere il colpevole - ha precisato -. Non un colpevole, ma il colpevole, quello che ha fatto quella cosa lì”. Poi pesca tra i ricordi e narra di quella sera in cui Nada tornò a casa piangendo. “Io sono rimasta un po’ così e quando le ho chiesto cosa fosse successo, Nada mi ha risposto che non voleva più tornare al lavoro”.

Uno spaccato di vita quotidiana che acquista ancora più valore se viene confrontato con le parole pronunciate, poco dopo il delitto, da Paolo Bertuccio, collega di Marco Soracco datore di lavoro della vittima, che venticinque anni fa era stato trasformato in un suo grande accusatore. Due settimane prima del delitto, davanti ad una birra, il testimone - risentito in procura in questi giorni - ricorda che ad un certo punto Soracco gli disse che presto ci sarebbe stata “la botta, una cosa che riguarderà il suo studio, e che avrei appreso notizie anche dai giornali. La segretaria se ne sarebbe andata, e allora a quel punto siccome continuavo a non capire gli dissi perché mi dici queste cose, che uso devo farne e lui lui rispose di farne l’uso che riteneva, aggiungendo che quando la cosa si sarà calmata, si saprà”.

A cosa o a chi si riferiva Soracco? Le lacrime di Nada sono collegate a questa “botta” della quale parla? Lui ha sempre detto che l’amico aveva interpretato male le sue parole, però, in assenza di ogni altro possibile sospetto, furono usate come possibile prova del suo coinvolgimento. Soracco comunque, oggi come allora, viene ritenuto in possesso di segreti che non vuole o non può svelare.

E in queste vicende segrete, potrebbe rientrare anche la bovesana Cecere? E in che modo? Forse la botta a cui si riferiva il commercialista è sfuggita di mano fino a diventare un omicidio?

NaMur

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