L’elezione del Consiglio Provinciale, che riguarda esclusivamente gli amministratori dei poco meno dei 250 Comuni del Cuneese, sembra interessare poco la politica, ma quando si arriva al dunque anche questa partita si rivela complicata.
La data delle elezioni provinciali, più volte rinviata a causa dell’emergenza Covid, è stata fissata per sabato 18 dicembre.
Alla consultazione parteciperanno anche i componenti dei Comuni appena eletti.
Ricordiamo che la legge di riforma Delrio prevede il rinnovo dei Consigli provinciali ogni due anni, non più in forma diretta da parte dei cittadini ma a suffragio ristretto, solo dai sindaci e dai consiglieri comunali del rispettivo territorio provinciale.
Per la Provincia di Cuneo si tratta di eleggere 12 consiglieri associati a liste di raggruppamento che dovranno essere presentate entro il 27-28 novembre.
Nessun cambio di presidenza, invece, in quanto la nomina avviene ogni quattro anni e non ogni due come per il Consiglio: il presidente Federico Borgna terminerà il suo mandato nel 2022 quando scadrà il suo incarico da sindaco di Cuneo.
Quando mancano una ventina di giorni alla presentazione delle liste, si affaccia l’ipotesi di un “congelamento” dello statu quo.
In sostanza, Borgna avrebbe proposto, ad oggi in maniera informale, di mantenere la stessa lista dell’attuale Consiglio Provinciale col possibile innesto dei due consiglieri mancanti (Milva Rinaudo di Costigliole e Laura Porracchia di Demonte, attualmente non più amministratori comunali).
Il presidente in carica – se abbiamo ben inteso – proporrebbe una sorta di “patto tra gentiluomini” sostenendo più o meno questa tesi: “Il Consiglio provinciale che verrà eletto il 18 dicembre entrerà nel pieno delle sue funzioni soltanto a metà gennaio e da fine maggio io non sarò più sindaco e scadrò dunque anche da presidente. A quel punto il Consiglio potrebbe dimettersi in modo da poter accorpare le elezioni sia della Presidenza che del Consiglio”.
Un’ipotesi che – ammesso che sia normativamente perseguibile - sembra non essere sgradita a Forza Italia, che governa la Provincia insieme al Partito Democratico e ad esponenti del centrosinistra civico.
“L’esperienza sotto la presidenza Borgna – spiega il segretario provinciale di Forza Italia e sindaco di Boves Maurizio Paoletti - non è stata entusiasmante, per usare eufemismo, ma visto che Cuneo andrà al voto in primavera e quindi è certa la sua non ricandidatura, potrebbe essere utile congelare la situazione attuale per poi confrontarsi dopo le amministrative con il voto sia sul presidente, che noi auspichiamo in futuro possa essere espressione di un piccolo Comune, sia sulle liste”.
Perplessa Azione di Enrico Costa, che sta comunque lavorando per una propria lista.
Una parte di Fratelli d’Italia è tentata dal mandare in Provincia Rocco Pulitanò, in virtù della sua precedente esperienza amministrativa, ma nel partito c’è chi ritiene che il partito debba tenersi alla larga da quello che Guido Crosetto aveva a suo tempo bollato come “Patto del Nazareno in salsa cuneese”.
Dalla Lega il segretario provinciale e senatore Giorgio Bergesio, come già in passato, non si mostra particolarmente interessato alla vicenda, nonostante la “sua” Fossano sia oggi rappresentata in Consiglio Provinciale da Rosita Serra, designata quando la maggioranza in municipio era di altro colore.
Gli organi di partito si riuniscono questa settimana per valutare il da farsi.
Resta però il fatto che molti amministratori civici – oggi probabilmente la maggioranza – non si riconosce più nei partiti.
Una complicazione nella complicazione, anche se un governo all’Amministrazione Provinciale bisognerà pur darlo.
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