Si è chiuso con l’assoluzione "perché il fatto non sussiste" il processo istruito a carico di uno dei macellai braidesi che il Tribunale di Asti aveva indagato con l’accusa di aver fatto ricorso all’aggiunta di solfiti nella preparazione della loro Salsiccia di Bra Dop.
L’uomo, un 60enne titolare di una macelleria in città, era stato chiamato difendersi dall’accusa di avere prodotto nel proprio laboratorio e detenuto per la vendita sostanze alimentari – nella fattispecie il celebre insaccato a base di carne bovina – realizzato però con l’aggiunta di additivi chimici non autorizzati, i solfiti, appunto.
Il procedimento era partito da un’ispezione compiuta dai Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazioni di Torino del dicembre 2020.
Due, nello specifico le imputazioni a carico del commerciante: la "vendita come genuine di sostanze alimentari non genuine", previsto dall’articolo 516 del Codice Penale e che comporta come pena la reclusione fino a sei mesi o una multa fino a euro 1.032. Poi la ben più grave adulterazione di sostanze alimentari (articolo 440 Cp), che prevede una pena da tre a dieci anni di reclusione.
Nel corso dell’istruttoria il Tribunale del Riesame di Torino aveva anche disposto nei confronti del macellaio la misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercizio dell’attività imprenditoriale, per un periodo di due mesi, poi confermata dalla Cassazione.
Nei mesi scorsi il procedimento era quindi arrivato all’udienza preliminare di fronte al dottor Federico Belli. La difesa, rappresentata dall’avvocato albese Roberto Ponzio, aveva chiesto il giudizio abbreviato condizionato dall’audizione del consulente di parte Lorenzo Varetto, noto specialista in medicina legale, chiamato a verificare la genuinità del prodotto posto in vendita dal commerciante.
Il pubblico ministero Vincenzo Paone aveva invece chiesto che l’audizione avvenisse in contradditorio coi suoi due consulenti, la dottoressa Caterina Petetta, medico legale, e il pneumologo Mauro Favro, che nella perizia realizzata per conto della Procura avevano invece argomentato come la presenza nell’alimento di tali sostanze potesse provocare fenomeni di intolleranza a carico di soggetti sensibili o allergici.
Nell’udienza celebrata ieri, giovedì 4 novembre, il processo è giunto alla discussione con la richiesta da parte del pubblico ministero di una condanna a una pena di anni 2 e mesi 2 di reclusione senza condizionale, e la richiesta di assoluzione da parte della difesa, impegnata a sostenere l’irrilevanza di quel quantitativo di solfiti e come gli stessi non fossero stati aggiunti all’impasto alimentare, bensì introdotti mediante gli ingredienti dello stesso. Una tesi quest’ultima accolta dal giudice Belli, che ha assolto il macellaio albese da entrambe le ipotesi di reato perché il fatto non sussiste.
"I solfiti – commenta l’avvocato Ponzio – sono presenti naturalmente in un certo numero di cibi e bevande, oltre che come eccipienti in numerosi farmaci. La normativa comunitaria prevede per alcuni prodotti di carne limiti massimi di gran lunga superiori a quelli rilevati nei prodotti rinvenuti nella macelleria del mio assistito.
Il ridotto valore di solfiti nella salsiccia è peraltro compatibile nella derivazione tra gli ingredienti del prodotto, tra i quali è previsto il vino bianco secco, che come noto li contiene. E’ stato ora appurato che vi era alcun pericolo per il consumatore. Peraltro, successivamente ai fatti, gli organi di controllo avevano effettuato diversi altri prelievi presso il laboratorio del mio cliente e tutte le analisi hanno sempre escluso la presenza di anidride solforosa, e quindi di solfiti, in relazione ai campioni".
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