Sono state una delle categorie che, in attesa di esercitare i muscoli, hanno dovuto allenare soprattutto la pazienza. Ma anche a Torino e nel resto del Piemonte il mondo delle palestre è pronto a ripartire: il traguardo sembra vicino, potrebbe essere già il prossimo 24 maggio.
La data passata alla storia come quella del Piave, insomma, potrebbe dunque rivelarsi da ricordare anche per motivi decisamente più attuali: ne sa qualcosa Ezio Dau, presidente regionale di Asc, Attività sportive confederate (associato ad Ascom)
Presidente Dau, è soddisfatto?
"Non posso che essere contento di queste riaperture, anche se graduali e parziali. Certo alcune limitazioni come il non poter usare le docce non sarà un elemento di comodità, ma anche se col freno a mano tirato non possiamo che essere soddisfatti. La speranza è di non fermarsi più e che a settembre sarà tutto pronto per ripartire a pieno regime".
Nelle palestre esiste un problema legato alla sicurezza?
"Chi si occupa di sport e di salute è sempre molto attento alla sicurezza: chi frequenta palestre e società sportive può stare tranquillo. Gli standard e i canoni fissati dai decreti legge sono sempre stati rispettati".
Si parte senza dubbi, quindi?
"Qualche dubbio rimane: quante persone potranno rifrequentare? Mi auguro che la voglia di riprendere sia seguita anche dalle effettive iscrizioni alle palestre. Bisognerà aspettare chi non ha fatto i vaccini e superare qualche diffidenza, che inevitabilmente ci sarà, almeno all'inizio. Senza considerare che le stagioni per gli impianti al chiuso come le palestre non durerà ancora molto, ma si tratta in ogni caso di un primo e importante passo nella direzione giusta".
E a livello economico cosa succederà?
"Anche questa è un'incognità. Ripartendo ovviamente non ci saranno più contributi da parte dello stato e anche alcuni accordi su affitti e altre spese scompariranno. In questo modo si tornerà ai costi precedenti, ma siamo contenti lo stesso: si riparte. A parte alcune riaperture parziali dallo scorso 25 maggio fino a metà ottobre, siamo sempre stati chiusi, durante la pandemia. E' bello poter ricominciare".
I ristori hanno funzionato?
"Non sono stati sufficienti, ma non è una vicenda che riguarda solo il nostro settore. Per quanto ci sia stata la volontà politica, non si poteva pensare di riparare al 100% alle perdite e i danni non erano facili da quantificare. C'è molto no profit in questo ambito e diventava complesso avere la visione d'insieme".
Quali sono i numeri del settore, sul nostro territorio?
"In Piemonte le società sportive sono circa 12mila, secondo l'ultima stima della Regione e i lavoratori sono almeno 70-80mila: dagli istruttori agli amministrativi, fino ai manutentori e al resto dell'indotto. Ma anche l'aspetto sociale che si è fermato non è indifferente: non solo business, ma anche cultura, inclusione sociale e prevenzione sulla salute. Ora puntiamo a riorganizzarci per ripartire, a cominciare dai centri estivi per i piccoli in un momento in cui le famiglie non sono più in smart working".
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