C’è un luogo di Torino dove l’anima della street art è percepibile in ogni angolo. Su ogni muro. Parco Dora, con i suoi inconfondibili colori, è la casa dei writers, capaci nel tempo di trasformare un’area industriale apparentemente abbandonata in uno spazio in cui far convivere più stili di arte urbana.
I piloni rosso mattone, con il particolarissimo campanile della chiesa del Santo Volto sullo sfondo, abbinati ai murales che occupano intere pareti, avvicinano Parco Dora a una metropoli americana. Qui, tra le Circoscrizioni 4 e 5, dove tanti anni fa erano presenti gli stabilimenti produttivi della Fiat e della Michelin, simbolo della Torino che fu, l’area dismessa è stata progressivamente riqualificata.
Dal 2004 al 2020 Parco Dora si è lentamente trasformato, arrivando a ospitare eventi di spessore come Il Kappa FuturFestival o il Ramadan e migliaia di persone si sono ritrovate, per diversi motivi, sotto lo scheletro del complesso industriale. Ma come ha fatto questo luogo a diventare la casa dei writers torinesi?
Con l’apertura dei primi tre dei cinque lotti, vennero autorizzate dal Comune le prime opere. Nel rispetto della regola non scritta “arte chiama arte”, accanto ai murales approvati dal Comune, ne spuntarono presto altri autogestiti. Giorno dopo giorno Parco Dora si è quindi trasformata in uno spray park in grado di dare sfogo alla libera creatività di artisti provenienti da tutto il mondo.
Tanti gli eventi ad hoc organizzati in questi anni: dal festival PicTurin del 2012 al murales che omaggia i medici della brigata cubana Henry Revee del 2020, passando per la manifestazione del 2018 in onore dei 50 anni di Miky Wubik, queste occasioni hanno contribuito a rendere il Parco Dora un museo d’arte urbana a cielo aperto.
Non è quindi un caso che questo luogo, così unico a Torino, venga scelto per video musicali, shooting e riprese cinematografiche. Parco Dora peraltro, è in continuo mutamento: nuovi murales ne sostituiscono altri, nuovi artisti si susseguono tra i piloni armati di bombolette spray. Ecco perché tra graffiti e tags, la casa dei writers merita sempre una visita, non solo dei turisti ma anche dei torinesi stessi.
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