"‘Non si danno case ai meridionali’, l’Assessora Caucino annuncia di voler fare il remake della vergognosa frase che si poteva leggere su molte finestre della città 50 anni fa, ma immaginate le conseguenze disastrose se quella legge fosse stata fatta allora. A Caucino continua a sfuggire un punto: chi è in lista per una casa popolare è piemontese perché, fino a prova contraria, nella nostra Regione lavora, risiede e paga le tasse da tempo. La verità è che l’ossessione della destra è quella di accendere una lotta tra i poveri". Non usa mezze misure il capogruppo in Regione di Liberi e Uguali, Marco Grimaldi, per commentare le dichiarazioni dell'assessore alla Casa della Regione Piemonte (VEDI QUI).
"Il senso della proposta della Lega in Regione è la stessa di quella vergogna torinese degli anni ’70: un conto infatti è immaginare che la residenza sia individuata in un luogo specifico per tutelare le famiglie più povere, o colpite dalla crisi, affinché non si trovino a concorrere per una casa popolare in una città diversa da dove vivono o lavorano, ma l’intento della proposta della Giunta regionale è talmente estrema che appare davvero discriminatoria e, nei fatti, contro la legge. Infatti – prosegue Grimaldi – la norma annunciata vuole modificare l’articolo 8 della legge 3 del 2010 ma, sul punto, la Corte Costituzionale si è già espressa più volte dimostrando l’incostituzionalità di questo tipo di ostacoli perché contrastano con 'la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica'".
"Perché la Giunta, in piena crisi Covid, fa un atto che sa già essere contro la legge e che sconvolgerà le graduatorie attuali? – si chiede Grimaldi: forse per fare della becera campagna elettorale sulle spalle di persone fragili e in difficoltà a pochi mesi dalle elezioni? Quali sono le povere famiglie piemontesi scavalcate? Da chi? Abbiano il coraggio di dirlo, così forse capiremo quanto sono confuse le idee dell’Assessora quando parla di piemontesi".
All'attacco di Caucino anche il capogruppo del Pd, Raffaele Gallo: “L’Assessora ha promesso una revisione della legge regionale sull’edilizia sociale che prevederà una corsia preferenziale per i piemontesi nell’assegnazione di una casa popolare, secondo lo slogan “Prima i piemontesi” un motto quanto mai in contrasto con le norme della nostra Costituzione e con quelle di un’Unione Europea libera, democratica, aperta”.
“La legge regionale 3/2010 deve essere rivista e aggiornata certo e la Giunta di centrosinistra ha iniziato a farlo, nella scorsa legislatura, a partire dall’accorpamento ATC e alla modifica della loro governance. Tuttavia, non credo che introdurre premialità basate sugli anni di residenza nella nostra Regione possa essere un criterio valido per risolvere il problema dell’emergenza abitativa dal momento che altri sono i fattori che determinano la necessità di richiedere una casa. La vulnerabilità sociale è, infatti, determinata dalla perdita del lavoro, dagli sfratti per morosità e penso che tutto questo non possa essere superato dagli anni di residenza in Piemonte”.
“Sostegno alla locazione, aiuto concreto a chi non è nelle condizioni di sostenere il canone di affitto, riduzione delle diseguaglianze abitative. Si deve continuare su questa strada senza abbandonarsi alla solita retorica e senza ridurre i fondi per l’edilizia sociale, come fatto oggi per finanziare i ristori per le RSA. E soprattutto, si dovrebbe proseguire il lavoro concreto e efficace iniziato nella scorsa legislatura pubblicando finalmente il bando attuativo della delibera del febbraio 2019 della Giunta Chiamparino che aveva individuato i criteri per gli interventi nel campo del Welfare e la classificazione dei comuni ad alta tensione abitativa e sbloccando 60 milioni destinati a costruire 400 alloggi di edilizia convenzionata con la conseguente creazione di 1.200 posti di lavoro. Questo sì che sarebbe un primo atto per dare una casa a tanti cittadini bisognosi”.
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