Verranno ascoltate ulteriori testimonianze per fare chiarezza e ricostruire quello che è successo in quelle ore.
La Procura di Savona prosegue negli interrogatori per far luce sulla morte del 33enne Emanuel Scalabrin, trovato senza vita la mattina del 5 dicembre nella camera di sicurezza della caserma dei carabinieri di Albenga.
L'uomo, era finito in manette nel corso di un'operazione antidroga che aveva portato all'arresto di 4 persone (2 donne e 2 uomini), trovati in possesso di un fucile a canne mozze, 143 grammi di eroina e materiale per il confezionamento (leggi QUI ).
Durante la notte, su richiesta degli stessi carabinieri, Scalabrin (con problemi di tossicodipendenza) era stato visitato due volte, sia dalla guardia medica, sia dal pronto soccorso (dove gli è stata somministrata una dose di metadone), perché aveva accusato dei malori (crisi d'astinenza). La situazione sembrava tornata alla normalità quando nella mattina di sabato 5 dicembre era stato trovato senza vita.
Sul posto era intervenuta per un sopralluogo la pm di turno, la dott.ssa Maddalena Sala, assieme al pm titolare dell'indagine Chiara Venturi e al medico legale.
Dopo l'autopsia effettuata dal medico legale Francesca Frigiolini non erano state riscontrate lesioni interne e neanche ecchimosi o fratture sul corpo dell'uomo ma nel frattempo comunque sono stati disposti anche gli esami tossicologici e istologici.
All'esame autoptico aveva partecipato anche il perito incaricato dalla famiglia, il dottor Marco Salvi.
Proprio la famiglia non crede che si tratti di una morte naturale e nei giorni scorsi la Comunità San Benedetto al Porto di Genova ha chiesto un'interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per accertare le cause della morte (Leggi QUI).
"Le circostanze della morte di Emanuel devono essere chiarite e non si può lasciar cadere il silenzio su questo susseguirsi di violazioni di diritti e incongruenze" avevano scritto su Facebook.
Intanto anche il deputato di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni giovedì scorso ha presentato un'interrogazione parlamentare destinata al Ministero della Difesa e della Salute.
"Abbiamo presentato una memoria dove abbiamo messo in rilievo le contraddizioni e i buchi dei verbali. Vediamo se riusciamo a far emergere il perché un ragazzo di 33 anni abbia perso la vita in una cella" il commento dell'avvocato Maria Gabriella Branca, la famiglia infatti ha affidato l'incarico all'omonimo studio legale e a seguire la vicenda è il legale Giovanni Sanna.
I testi, ci sarebbe infatti una lunga lista, quindi verranno ascoltati ancora nei prossimi giorni.
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