Dal Moma al Louvre di Parigi, dal Metropolitan Museum of Art di New York alla Biennale di Venezia, passando per il Maxxi di Roma, il Macba di Barcellona e le principali realtà espositive di Usa, Brasile, Giappone, Canada, Australia, Austria e Israele.
Queste alcune tra le blasonate sedi che nell’ultimo quarto di secolo hanno accolto le opere di William Kentridge, nome asceso da tempo nell’olimpo mondiale dell’arte contemporanea, ora approdato nella capitale delle Langhe con "Breathe (Respirare, 2008)", installazione che richiama i film di animazione che hanno reso famoso il poliedrico profilo d’artista del 65enne sudafricano.
Inaugurata domenica presso la chiesa di San Domenico, l’esposizione di Kentridge accompagnerà gli eventi della "Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba" sino al prossimo 8 dicembre. Un evento di livello nazionale che, oltre a fregiare il calendario della rassegna albese nella sua 90ª edizione, segna un nuovo importante passo nel percorso di collaborazione da tempo avviato tra la Fondazione Crc, promotrice della mostra, e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.
"Arte e cultura sono settori sui quali la Fondazione investe risorse importanti, col proposito di aumentare la consapevolezza di noi tutti di vivere in un mondo circondato dal bello – ha spiegato il presidente dell’ente bancario Giandomenico Genta –. Le opere che presentiamo oggi, come quelle che caratterizzeranno tutta la stagione in programma in provincia, porteranno in Granda tanti visitatori, che avranno la possibilità di comprendere come, anche in una provincia spesso descritta come 'ai confini dell'impero', si possano organizzare iniziative dall’alto valore culturale e artistico".
A illustrare le due opere visibili nella cornice gotica del bel San Domenico – sono le video installazioni “Breathe” (“Respira”, 2008) e “Shadow Procession” (“La processione delle ombre”, 1999). è stata quindi Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del museo torinese e curatrice dell’esposizione (con l’assistenza di Giulia Colletti), che sempre domenica ha dialogato con l’artista, collegato in video con la sala Marianna Torta Morolin del Teatro Sociale di Alba dalla sua abitazione di Johannesburg.
"Con la Fondazione Crc, ormai da tempo nostro partner, abbiamo pensato che la scelta giusta per la mostra di quest’anno portasse proprio a Kentridge, artista di cui il nostro museo detiene numerose opere e al quale, tra i primi, abbiamo dedicato una grande retrospettiva, in anni non sospetti. Questo perché William è un artista che ha sempre sentito con grande empatia le difficoltà degli esseri umani, il trauma che diversi elementi della storia hanno portato via via in diverse comunità".
"Kentridge cresce durante l'apartheid – ha spiegato Carolyn Christov-Bakargiev – e le sue attività, sia nell'ambito del teatro che dell'arte visiva, sono sempre state dedicate a superare questa crisi, il conflitto lacerante vissuto dalla società sudafricana. Lo ha fatto in molti modi diversi, e uno di questi modi è stato quello di creare una forma di animazione povera, una 'poor animation' con la quale comprendere l’altra faccia del progresso. Perché comprendere l’altra faccia della modernità è quanto alcuni artisti, da Caravaggio in poi, hanno nel loro Dna, attraverso l'elaborazione del dolore".
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"In questo anno difficile per tutti – ha proseguito Christov-Bakargiev – abbiamo assistito alla prima pandemia veramente globale, un fenomeno che ha toccato tutto il mondo come nemmeno la febbre spagnola fece. Da qui la scelta fatta con William sulla mostra da portare ad Alba. Abbiamo scelto di non portarvi oggetti, ma solamente immagini. Quindi di svuotare la chiesa, renderla oscura, vuota, meditativa, importarvi una sorta di lockdown. Delle due opere che vi abbiamo portato, una è la famosa 'Shadow Procession', vista la prima volta alla cisterna romana di Istanbul nel 1998 e subito dopo nella mostra che realizzammo a Barcellona, proiettata sull'esterno del Macba. Non è null’altro che una processione dell'umanità con tutti i suoi difetti, con tutti i suoi umili, i suoi storpi, che portano sulle spalle i propri fardelli. Figure realizzate con una tecnica povera, combinando il teatro delle ombre con animazioni di 'stop motion' fatte con la carta strappata".
"E’ il primo lavoro di Kentridge – ha aggiunto – dedicato al tema delle ombre. Dopo aver dedicato dieci anni della sua vita alle cancellature, la cancellatura del paesaggio con le miniere, la cancellatura degli esseri umani e la cancellatura della carta, attorno al 97-98 Kentbridge cambia, muta e si dedica alle ombre con un preciso progetto antiplatonico. Cioè non pensa che la verità si trovi negli oggetti e in una loro visione diretta, per cui, come diceva Platone, per arrivare alla verità dobbiamo uscire dalla caverna. Ma questa si trova soltanto come processo di 'micro verità', nelle ombre, con uno sguardo obliquo e mai diretto sulle cose. Come dice Kentridge – ha concluso la curatrice –, non dobbiamo cercare sempre di avere ragione. una delle sue frasi più famose in questi giorni è 'cerchiamo per una volta di non avere ragione', perché la storia è una storia di persone che hanno sempre pensato di avere ragione portando poi anche a grandi catastrofi".
A ingresso gratuito, la mostra in San Domenico resterà aperta sino a martedì 8 dicembre, visitabile dal lunedì a venerdì dalle ore 15 alle 18, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.
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