La richiesta di un incontro urgente con il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli e della cassa integrazione per cessazione attività: sono queste le due novità più importanti emerse dall'incontro di oggi pomeriggio tra la Regione Piemonte e i sindacati sul destino delle lavoratrici e dei lavoratori ex Embraco.
Alla riunione erano presenti il governatore Alberto Cirio e l'assessora Elena Chiorino. Il primo, in particolar modo, si è scagliato contro il Governo, reo di aver lasciato cadere la questione con mesi di silenzio: “Ci sentiamo – ha dichiarato – presi in giro e traditi, insieme ai sindaci del territorio e ai sindacati, perché i lavoratori hanno rinunciato alla buonuscita per un piano industriale mai partito. Vogliamo che il tavolo nazionale resti aperto e operativo, altrimenti lavoreremo per trovare soluzioni alternative in casa; a proposito chiederemo al ministero un incontro entro 48 ore, altrimenti ci auto-convocheremo a Roma.”
In accordo con il curatore fallimentare, come anticipato, si lavorerà per garantire la sussistenza degli oltre 400 dipendenti: “Insieme ai sindacati – ha aggiunto – condivideremo un percorso comune per la richiesta della cassa integrazione per cessazione attività, soluzione che avrà una durata di un anno: in attesa di farla partire, presumibilmente i primi di settembre, chiederemo alle banche del territorio un 'ponte' per garantire un anticipo perché il sostegno al reddito delle famiglie è fondamentale.”
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I rappresentanti sindacali (tra cui Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm e Ugl, ndr), soddisfatti dagli esiti dell'incontro, hanno annunciano battaglia: “Nonostante l'assenza e i silenzi imbarazzanti del governo – hanno commentato – non ci arrenderemo e faremo in modo che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Se i rappresentanti del ministero non sono all'altezza devono dimettersi: con questo comportamento le multinazionali faranno sempre più ciò che vogliono e molte altre aziende chiuderanno. I lavoratori meritano attenzione, non chiediamo solo assistenzialismo con gli ammortizzatori sociali ma futuro occupazionale che restituisca loro dignità”.
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