"Il Coronavirus ci ha insegnato che possiamo e dobbiamo camminare di più insieme, aiutarci". Parola di Cesare Nosiglia. L’arcivescovo di Torino, in occasione dell’imminente festa patronale di San Giovanni, ha scritto una lettera ai torinesi. Un messaggio che parte dal concetto di paura, analizzato dalle ragioni che l’alimentano sino alle soluzioni messe in pratica per affrontarla. Per andare oltre e superarla.
La lettera affronta temi centrali, come la famiglia, il lavoro e la fragilità, ma riprende anche esempi virtuosi come i servizi sociali e il volontariato dei giovani. Un messaggio di speranza, dopo un periodo buio. “Questo esercito di volontari, compresi anche i giovani che si sono dati da fare per sostenere i poveri e le persone in difficoltà, mi ha fatto capire che il trovarsi insieme come persone che pur avendo paura vogliono aiutarsi è un grande valore” afferma l’arcivescovo. "Un valore - spiega Nosiglia - che siamo chiamati a rendere operoso per il futuro".
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Il Coronavirus, secondo l’arcivescovo, ha appianato le differenze sociali, facendo riscoprire la paura tanto al povero quanto al ricco, tanto al cittadino italiano quanto al cittadino straniero. "C'è una città unica, ricchi e poveri, immigrati e italiani, siamo stati tutti sullo stesso piano in queste situazioni. Ne è nata una solidarietà e questo è un valore che il Coronavirus ci ha trasmesso, un valore basato su fraternità, amicizia, impegno e condivisione, non possiamo dimenticarlo".
Parole che accompagnano i dati, come quelli deI servizi di distribuzione del cibo, che hanno visto un incremento tra il 40% e il 110% su tutto il territorio cittadino. Le mense hanno toccato quota +80% e non si sono mai fermate. Anche i dormitori, per esempio, hanno continuato il servizio regolarmente. Nosiglia ha ricordato come i 50 centri di ascolto della Città si siano immediatamente ripensati, passando a forme d’ascolto a distanza. Spazio poi al Fondo Sorriso, voluto fortemente dalla diocesi torinese, e in grado sin ora di raccogliere 600.000 euro.
Com'è normale che sia in tempo di pandemia, anche la celebrazione di San Giovanni muterà leggermente. Non tanto nella sostanza, quanto nella forma: “Ci saranno i canti e le preghiere, anche la Comunione”. I posti però, scenderanno dai 500 del 2019 agli appena 200 del 2020. Meno della metà, per una funzione in sicurezza. “Sarà tutto più piccolo, ma ogni rito del passato verrà confermato, compresa la presenza delle istituzioni” ricorda Nosiglia. Chi non potrà partecipare alla celebrazione, potrà comunque seguirla in tv e streaming: “Sì, lo abbiamo fatto in questi mesi e lo faremo anche questa volta - conclude l’arcivescovo -. Un servizio sopratutto per gli anziani e chi teme di ritrovarsi in una situazione di affollamento”. Per un San Giovanni diverso dal solito, ma comunque accessibile a tutti.
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