Il Nazionale

Cronaca | 31 maggio 2020, 11:00

Le moschee torinesi riaprono in sicurezza: “Ricordiamo i fratelli e le sorelle che ci hanno lasciato a causa della pandemia”

Questo il messaggio dell'imam di via Chivasso ai fedeli. Primo venerdì di preghiera comunitaria dopo l'allentamento delle restrizioni per l'emergenza coronavirus: le nuove regole prevedono turni, mascherine e distanziamento

Le moschee torinesi riaprono in sicurezza: “Ricordiamo i fratelli e le sorelle che ci hanno lasciato a causa della pandemia”

Dopo l'allentamento delle restrizioni per l'emergenza coronavirus, e a Ramadan concluso, anche i fedeli musulmani residenti a Torino hanno potuto ritrovarsi per pregare insieme, in sicurezza. Tra i luoghi di culto che hanno riaperto i battenti, lo scorso venerdì, c'è anche la moschea Taiba di Via Chivasso.

Le nuove regole, sviluppate in collaborazione con il Cuorii (Comitato Unitario delle Organizzazioni Religiose Islamiche Italiane), prevedono una capienza massima di 200 persone con divieto di ingresso a chi ha febbre o sintomi respiratori, due turni di preghiera (12.30 e 13.30), l'obbligo di indossare le mascherine, di mantenere la distanza di un metro, di munirsi di tappeto di preghiera personale e di disinfettarsi le mani prima di entrare, oltre al divieto di stringere mani e di creare assembramenti dentro e fuori dalla moschea.

Nel primo sermone alla ripresa delle funzioni, l'imam di Via Chivasso Said Ait El Jide ha voluto ricordare le vittime della pandemia e i malati: “In questo nostro primo benedetto incontro – ha affermato - ci ricordiamo innanzitutto dei nostri fratelli e sorelle, concittadini e concittadine, che ci hanno lasciato. Le nostre condoglianze e la nostra vicinanza vanno a chiunque abbia perso una persona a lui cara e preghiamo Dio affinché dia pronta guarigione ad ogni malato e malata”. 

L'attenzione si è poi spostata verso la rete di supporto innescata dall'emergenza: “In queste condizioni eccezionali – ha proseguito - si è manifestata la solidarietà umana: gli esseri umani, individui e istituzioni, hanno tirato fuori il meglio di sé: in capo a questi spiccano le donne e gli uomini in camice, i medici e gli infermieri e tutto il personale sanitario, che hanno affrontato la pandemia in prima linea a rischio della loro vita. A questi eroi dei nostri tempi va il nostro saluto per i loro ammirabili sforzi”. 

Il monito, per tutti i fedeli, è quello di rispettare le norme per prevenire il contagio: “Invito i fratelli e le sorelle – ha concluso - a non mollare la presa, a continuare ad attenersi rigorosamente alle disposizioni e precauzioni in vigore poiché la pandemia non è ancora finita: queste precauzioni devono essere considerate alla stregua di atti di adorazione, in quanto grazie ad esse proteggiamo la nostra vita e quella dei nostri concittadini”.

Marco Berton

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