Quasi 31mila domande di cassa integrazione per conto di 17.385 aziende, tanto da coinvolgere poco meno di 48mila lavoratori. E' la fotografia della situazione attuale per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali post-Covid per Torino e provincia.
Nell'intera area Metropolitana di Torino, in particolare, si delinea confrontando le cifre che in buona parte si tratta di "rinnovi": dopo le prime 5 settimane, infatti, le aziende ne hanno chieste altre 4. Complessivamente si tratta del 55% delle domande totali del Piemonte. La spesa a preventivo è di poco superiore agli 86 milioni di euro (per la precisione 86.189.516 euro).
Scorrendo le cifre, però, si scopre anche che in media sono soprattutto le lavoratrici a essere sospese dal lavoro: rappresentano il 60% delle domande totali presentate, la maggioranza e in tutte le tipologie contrattuali (apprendisti, tempo determinato, tempo indeterminato e così via). "Questo a riprova che anche in questa situazione di difficoltà ed emergenza, le donne sono più esposte sotto tutti i punti di vista e soprattutto in termini di reddito", dicono dalla Cgil di Torino.
A livello piemontese, poi, i numeri ovviamente salgono: le domande diventano oltre 56.500, inoltrate da 31.843 imprese e coinvolgendo 87.239 lavoratori. La spesa complessiva stimata arriva oltre 154 milioni e alle spalle di Torino si collocano - tra le province - Cuneo con 7415 domande (e una spesa di circa 21,2 milioni per tutelare 12.220 lavoratori), Alessandria con poco più di 5000 domande (7738 lavoratori e 12,6 milioni di spesa) e Novara con 4246 domande (6256 lavoratori e una spesa di 11,4 milioni). Asti conta 2570 domande, per 3715 lavoratori e una spesa stimata di 6,3 milioni di euro.
A livello di settori, i due più coinvolti in termini di lavoratori interessati risultano a livello regionale il commercio (con oltre 8mila lavoratori) e la ricettività (poco meno di 8000). Se si ragiona per dimensioni, la stragrande maggioranza delle aziende che ha fatto richiesta è sotto i 5 dipendenti: 51.500 domande su quasi 56.600.
Intanto il Coronavirus non ferma le trattative per la fusione tra FCA e Psa: la conferma è arrivata dal fronte francese tramite un portavoce del gruppo transalpino, che ha parlato di "ritmo spedito" del processo che porterà al matrimonio. La data fissata - o meglio, l'orizzonte temporale - resta compreso tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021.
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