Si arricchisce di un nuovo capitolo la querelle politico-amministrativa che vede coinvolto il sindaco di Mondovì, Paolo Adriano, e il consigliere comunale di minoranza Giampiero Caramello (Forza Italia).
L'antefatto: il primo ha accusato il secondo nella recente seduta dell'assemblea cittadina di aver accettato di subentrare nel 2018 alla dimissionaria Donatella Garello pur essendo incompatibile con il ruolo, in quanto all'epoca rivestiva l'incarico di presidente dell'istituto "Casati-Baracco". Accuse che Caramello nei giorni scorsi ha prontamente rispedito al mittente, adducendo le motivazioni secondo le quali non sarebbero sussistite, due anni fa, condizioni di non compatibilità con la carica di consigliere comunale.
Paolo Adriano ha deciso dunque di intervenire nuovamente per fare il punto della situazione: "Il consigliere Caramello pare sempre più confuso", dichiara il primo cittadino. "Leggo, infatti, che nella sua ultima nota egli afferma: 'Al momento del mio ingresso in Consiglio comunale non ero incompatibile e non lo sono mai stato'. Peccato che l'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 39/2013 preveda esattamente l'opposto, ovvero che l'incarico di presidente di un ente privato in controllo pubblico di livello locale, quale è l'istituto 'Casati', sia incompatibile 'con l'assunzione, nel corso dell'incarico', della carica di componente del Consiglio di un Comune con popolazione superiore ai 15mila abitanti. L'incompatibilità, dunque, esiste - la verifica è a 'portata di click' - e non vale ad eliminarla una dimissione con effetto differito, ma solo l'effettiva cessazione dall'incarico.
Il consigliere Caramello pareva esserne perfettamente cosciente, dato che nella missiva che consegnò in Comune il 23 febbraio 2018 scrisse - ma la memoria può venir meno, per carità - di aver rassegnato 'in modo irrevocabile' le dimissioni da presidente del 'Casati' proprio per 'ovviare alla problematica' relativa alla 'incompatibilità tra la carica di consigliere comunale e quella di presidente dell'istituto'. Non solo: addirittura oggi egli dichiara candidamente di avere proprio esercitato quella funzione, pur essendo incompatibile, e dunque in spregio alla legge, sino alla nomina del suo successore".
Il sindaco si pone pertanto una serie di interrogativi: "Se non vi fossero stati - come sostiene oggi il consigliere - problemi di incompatibilità, perché non dichiarare allora (febbraio 2018) quanto afferma oggi, ovvero che avrebbe mantenuto detto incarico in attesa della nomina del successore? Perché dichiarare, invece, di essersi dimesso e autocertificare l'insussistenza di cause di incompatibilità? E, ancora, perché il 31 maggio 2018 il consigliere Caramello depositò in Comune una seconda dichiarazione nella quale affermò di aver esercitato il ruolo di presidente del 'Casati' fino al 22 febbraio 2018, se appena due giorni prima di tale dichiarazione - il 29 maggio - egli partecipò a un cda in veste di presidente? Semplice: se nel febbraio 2018 egli avesse dichiarato, in modo trasparente, di essere ancora presidente del 'Casati', avrebbe 'svelato' l'incompatibilità e non avrebbe potuto entrare in Consiglio comunale".
"Il consigliere - aggiunge Adriano - pone, poi, una seconda questione, ovvero che sarebbe stato obbligato a rimanere in carica fino alla nomina del suo successore. In realtà, tuttavia, sulla base dell'articolo 14, p.2, dello Statuto del 'Casati', egli avrebbe potuto dimettersi unicamente da presidente e il cda avrebbe potuto provvedere alla nomina del suo successore immediatamente. In questo modo sarebbe venuta meno l'incompatibilità. Ma così non è stato, non risulta neppure che Caramello lo avesse richiesto, conseguentemente l'incompatibilità vi era e non poteva essere sottaciuta.
Il consigliere Caramello afferma inoltre di aver 'dovuto' continuare nell'incarico a causa dell'inerzia del Comune, che impiegò 8 mesi da febbraio per nominare il consigliere che gli sarebbe succeduto. Ora, vi è un dato che il consigliere smemorato dimentica: la lettera con la quale il 'Casati' richiese al Comune la nomina di nuovo componente, come previsto dallo Statuto, è dell'agosto 2018. Ciò chiarito, posto che non credo la vicenda possa appassionare più di tanto i monregalesi, io continuo nel lavoro quotidiano, insieme ai colleghi amministratori comunali, ai collaboratori e a tutte quelle persone che - senza sosta, da giorni - si dedicano ad ogni titolo a superare questa delicata fase emergenziale. Quel che conta sono la condotta di ognuno di noi e la verità, tutto il resto sono solo chiacchiere, e in questo caso se ne sono fatte già troppe".
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