Il Nazionale

Cronaca | 07 marzo 2020, 18:31

Bucci contestato a Voltri e quel ‘buco’ a livello comunicativo

Il sindaco di Genova, questa mattina in passeggiata, è stato oggetto di polemiche da parte dei cittadini, per la chiusura dell’ospedale San Carlo Evangelico. Quando una notizia, anche se negativa, non viene data dalle istituzioni, ecco che si crea il cortocircuito

Bucci contestato a Voltri e quel ‘buco’ a livello comunicativo

Che cosa ci facesse a Voltri, proprio questa mattina, non è dato saperlo. Peraltro, era con la moglie, in un momento privato e non istituzionale, quindi sono giustamente fatti suoi.

Ma quel che è certo, è che la presenza del sindaco di Genova, Marco Bucci, in passeggiata non è passata inosservata. E, dall’iniziale capannello con poche persone, si è in poco tempo arrivati all’assembramento (parola tanto utilizzata di questi tempi, anche a causa del decreto della Presidenza del Consiglio per il contenimento dell’emergenza legata al Coronavirus).

Proprio il virus, del resto, è stato l’argomento principale del confronto tra il primo cittadino e i residenti, che è stato all’insegna dei toni decisi, e non sono mancati momenti di contestazione. A bruciare sul Ponente è stata la decisione, presa nei giorni scorsi e assolutamente all’insaputa delle istituzioni più prossime sul territorio, a cominciare dal Municipio VII Ponente e dai comuni viciniori, tra cui Mele, Masone, Campo Ligure, Rossiglione, Arenzano e Cogoleto, di chiudere in blocco i reparti di Chirurgia e di Ortopedia dell’ospedale San Carlo di Voltri, insieme al Pronto Soccorso, per realizzare all’interno del nosocomio un blocco attrezzato in grado di poter accogliere gli eventuali infettati di Coronavirus, in previsione del picco della malattia, che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.

A Bucci è stata chiesta ragione di questa decisione, del perché non è stata comunicata per tempo alla cittadinanza, del perché è stato chiuso in quattro e quattr’otto un pronto soccorso che ‘serve’ un bacino di oltre duecentocinquantamila persone, l’unico attivo tra Savona e Sampierdarena (considerando che quello del Padre Antero Micone di Sestri Ponente è tecnicamente un Pps, ovvero un punto di primo soccorso, quindi a un livello inferiore per quanto riguarda la gestione delle emergenze).

Il sindaco non si è sottratto al confronto con i cittadini, ma poi ha liquidato tutti gli astanti, andandosene anche un po’ infastidito. Tra i presenti, pure qualche rappresentante del Municipio VII Ponente. Secondo Bucci, di questa decisione bisogna chieder conto al presidente della Regione Liguria. È vero, in linea generale. Ma è altrettanto vero che il primo e principale responsabile della salute pubblica in una città è il sindaco della città stessa, non già il Governatore regionale.

Ed ecco il primo motivo per cui Bucci non può fare spallucce. Né andarsene seccato. Il secondo motivo, molto più pratico, è il seguente: si è pensato alle conseguenze di chiudere un pronto soccorso che ‘serve’ un bacino così ampio? Un bacino prettamente demografico, sia chiaro, che qui nessuno ne vuol fare un ragionamento politico-elettorale legato ai voti e alle intenzioni di voto.

Al di là della propaganda ‘mainstream’, infatti, c’è un elemento tecnico, che è inconfutabile. Il pronto soccorso è chiuso, non riceve più i servizi del 118, non gestisce più gli accessi diretti. È stato deciso così per evitare di ‘mischiare’ i normali pazienti con gli eventuali infettati. Sarà stata sicuramente una scelta giusta. Ma è qui che si apre il fronte principale del ragionamento. Dove tutto traballa di più. Ma perché mai una decisione così pesante, di una pesantezza assoluta, così grave dal punto di vista della ricaduta pubblica, non è stata comunicata per tempo alla cittadinanza?

Sulla notte in cui il San Carlo è stato smantellato, quella tra giovedì e venerdì scorsi, emergono particolari surreali. Secondo fonti interne, assolutamente verificate, i medici sono stati convocati in fretta e furia, alle quattro del mattino, per firmare le lettere di dimissioni di tutti i pazienti ricoverati nei reparti di Ortopedia e di Chirurgia. Poi, il Pronto Soccorso è stato limitato, nella sola giornata di ieri, ai soli accessi diretti, per essere quindi definitivamente chiuso alle 20. Il tutto pochissimi minuti dopo che in Regione si era concluso il consueto briefing con la stampa, l’appuntamento ormai quotidiano che si tiene da quando è esplosa l’emergenza Coronavirus.

Perché in questa sede, o il giorno prima, non è stato detto chiaramente che l’Ospedale San Carlo Evangelico di Voltri sarebbe stato soggetto a questa rivoluzione? Perché le notizie si danno solo in un senso? Una comunicazione non data, soprattutto quando è di segno negativo, come questa in oggetto, produce un effetto devastante: perché filtra lo stesso, ma più si presta a interpretazioni, più diventa oggetto di polemiche, più rischia di sconfinare nel fake, pure quando è maledettamente vera. Più, ma molto di più, fa incavolare le persone.

Ed è questo, e questo soltanto, l’aspetto di criticità. Non tanto l’aver deciso. Ma l’aver deciso e il non aver comunicato. Qualche giorno fa, il sindaco ha detto, in merito a un’altra vicenda cittadina, quella dell’autoparco di Cornigliano: “Prendere una decisione, giusta o sbagliata che sia, è sempre meglio che non prenderla”. Si può essere d’accordo o meno su questo punto. Ma il discorso andrebbe completato così: prendere una decisione, giusta o sbagliata che sia, e poi non comunicarla ai cittadini con onestà intellettuale e con senso di responsabilità, la fa diventare sempre, sempre, sempre sbagliata.

 

Alberto Bruzzone

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