A nove anni dagli scontri tra No Tav e forze dell'ordine avvenuti in Val di Susa tra il giugno e il luglio 2011, la vicenda giudiziaria è ancora da definire.
Stamattina a Torino si è aperto il processo d'appello bis disposto dalla Cassazione, che nel 2018 ha annullato la sentenza della Corte d’appello di Torino del novembre 2016, che aveva portato alla condanna di 38 manifestanti.
Fuori dal Tribunale un piccolo gruppo di manifestanti ha esposto le bandiere No Tav in segno di solidarietà verso i compagni a processo.
Non mancano le reazioni politiche: "E’ surreale che a distanza di 9 anni la Giustizia italiana si occupi ancora di fatti avvenuti nel corso di una manifestazione, con un processo che deve ripartire da zero - dice Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemonte -. Risorse ed energie impiegate per processare chi ha espresso la propria contrarietà ad un’opera, che altrimenti potrebbero essere utilizzate per combattere la mafia, la corruzione ed il malaffare. Vere piaghe di questo territorio. Auspichiamo che questo nuovo processo sia almeno l'occasione utile per considerare la sussistenza di una reazione dei No Tav coinvolti ad “atti arbitrari” commessi dalle forze dell’ordine". "L’Amnistia per i cosiddetti reati sociali, è una soluzione giusta e praticabile - aggiunge - che consente di garantire la tenuta democratica del paese ed, allo stesso tempo, impiegare al meglio le poche risorse della giustizia italiana".
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