E’ una ferita ancora fresca il 7-0 casalingo contro l’Atalanta, peggiore sconfitta della storia granata. A 72 ore di distanza un Toro in crisi, fuggito dalla città per evitare nuove contestazioni, ha preparato nel centro sportivo di Novarello la sfida di stasera contro il Milan.
In palio c’è la semifinale di Coppa Italia, la prospettiva di affrontare due volte la Juve in poche settimane, ma soprattutto l’onore, quello che i granata hanno perso sabato subendo una autentica umiliazione dagli uomini di Gasperini. Le scuse di Cairo, Mazzarri e capitan Belotti saranno parole vuote, di quelle sentite tante, troppe volte in questa stagione in cui il Toro ha già perso ben 10 partite sulle 21 giocate in campionato. Ma la Coppa è un’altra cosa, in 90 minuti (o 120 più rigori, se non basteranno) si resetta tutto, anche se pare improbabile che una squadra travolta e annichilita dall’Atalanta possa tre giorni dopo risollevarsi a andare a vincere in quella San Siro rossonera che è tabù per il Toro da qualcosa come 35 anni.
Dopo la figuraccia di sabato, le contestazioni dei tifosi e le due curve lasciate vuote per protesta, il Toro non avrà un seguito numeroso e appassionato come al solito, dovranno essere i giocatori a riguadagnarsi la stima di un pubblico che si è sentito tradito e umiliato. E Mazzarri sarà di fronte alla sua ultima chiamata sulla panchina granata: Urbano Cairo ha escluso ultimatum per il tecnico, ma è evidente che ha iniziato a guardarsi intorno e di fronte ad una nuova Caporetto solleverà il tecnico dall’incarico, esattamente come era successo due anni fa, quando la sconfitta nei quarti di finale di Coppa Italia con la Juve fu fatale a Mihajlovic, sostituito proprio da Mazzarri. Quel cambio era nell’aria da settimane, se non da un paio di mesi, i nomi che nel recente passato erano stati accostati al Toro, prima Gattuso e poi Nicola, si sono tutti accasati.
In caso di cambio dell’allenatore in pole position ci sarebbe Moreno Longo, ex tecnico della Primavera, una scelta che permetterebbe di ricompattare l’ambiente con un uomo gradito e stimato dalla piazza. Poi in queste ore sono spuntate anche le ipotesi Ballardini e Prandelli, ma visto che il Toro si dirigerebbe verso una soluzione ponte, un allenatore per quattro mesi, per portare a termine questa stagione, preparando poi la grande rivoluzione di giugno, forse solo Longo accetterebbe di fare il traghettatore, senza avere certezze anche per la prossima stagione. Intanto Mazzarri stasera non avrà molte possibilità di correggere la formazione che stato è stata asfaltata dall’Atalanta, vista la marea di assenti, cui nella giornata di lunedì si è aggiunto anche Edera.
Rispetto a sabato ci saranno Rincon e Ola Aina in più e un Meitè (squalificato) in meno, chissà se basterà contro un Milan che è stato rivitalizzato dall’arrivo di Ibra, anche se stasera il centravanti titolare potrebbe essere il “pistolero” Piatek. Prima dell’inizio San Siro ricorderà il grande Kobe Bryant, la stella del basket Nba tragicamente spentasi nella notte di domenica in un tremendo incidente d’elicottero, con un minuto di silenzio. L’ex fuoriclasse dei Lakers, che da bambino era cresciuto nel nostro Paese, era infatti un orgoglioso tifoso rossonero. Forse è nel destino dei fuoriclasse quello di morire giovani e non invecchiare, una parabola già capitata nel 1949 ai calciatori del Grande Torino.
Era dalla stagione del dopo Superga che i colori granata non perdevano una partita 7-0 come successo sabato. Serve una prova da uomini veri stasera per evitare che, una volta di più, capitan Valentino e compagni vedano infangata la loro memoria. Se ne è capace, questo Torino provi a giocare da Toro.
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