Mondovì non ha paura del diverso. Mondovì non è razzista. Mondovì rifugge l'antisemitismo. Tre punti fermi, tre regole auree su cui è stata imperniata la fiaccolata andata in scena nella serata di lunedì 27 gennaio, Giorno della Memoria.
Difficile dire con esattezza chi c'era: un fiume di persone, giunte da ogni angolo della Granda e del Piemonte, ha invaso le carreggiate del centro cittadino, confermando le sensazioni raccolte nelle ore che hanno preceduto la manifestazione e che coincidevano con l'unanime rifiuto di qualsivoglia rigurgito di stampo antisemita.
D'altro canto, l'ha sottolineato anche Paolo Adriano, sindaco della città del Belvedere: "Questa è la risposta di una comunità intera e deve costituire la rappresentazione plastica del nostro pensiero. Vedo tanti giovani e questo mi fa veramente piacere. Siamo molto orgogliosi di loro, perché posseggono una spiccata sensibilità, che i loro insegnanti hanno abilmente saputo trasmettere".
Si è trattato, per volere della stessa amministrazione comunale, di una marcia in cui i suoni e le parole hanno ceduto il passo a un silenzio assordante, espressione che, per quanto risulti ossimorica, ben evidenzia la contrapposizione ricercata dalle istituzioni al clamore generato dall'ignobile gesto perpetrato ai danni dell'abitazione che un tempo fu della partigiana monregalese Lidia Rolfi e attualmente occupata dal figlio Aldo.
"Quest'iniziativa - ha aggiunto il primo cittadino - è nata per ribadire che a Mondovì si vive in pace. In città le comunità degli stranieri sono ben integrate con il tessuto locale e regna un clima di totale inclusione".
La fiaccolata si è snodata lungo l'asse di corso Statuto e piazza Ellero, per poi subire uno stop all'altezza di piazza Carlo Ferrero, da dove, a piccoli gruppi, amministratori, autorità civili e religiose e persone comuni hanno raggiunto il civico 10 di via Lidia Rolfi, dove l'incresciosa scritta "Juden Hier" è stata oscurata da un cartellone apposto dalle Forze dell'Ordine.
Qualcuno si è financo soffermato dinnanzi all'uscio dell'edificio, forse per rivolgere una preghiera silenziosa in memoria di una delle più grandi donne monregalesi del secolo scorso.
LA NOTA DELL'ASSESSORE REGIONALE ICARDI - A margine dell'evento, l'assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, ha diramato una nota stampa, che riportiamo integralmente di seguito: "Come rappresentante della Regione Piemonte e privato cittadino, mi associo al profondo sdegno per la scritta ingiuriosa comparsa a Mondovì sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia, partigiana deportata a Ravensbrück nel 1944. Mi auguro che siano al più presto individuati i responsabili di questo gesto inqualificabile, che come istituzioni condanniamo con fermezza. Le scritte antisemite sono una vergogna e un'offesa a tutti i piemontesi: come Regione esprimiamo vicinanza e solidarietà alla comunità ebraica. Il Piemonte è una terra che ha pagato con tante vite umane il rispetto e la difesa della libertà. Oggi è il giorno della memoria e il settantacinquesimo anniversario dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. È necessario non abbassare la guardia e, anzi, rafforzare tutte le iniziative, a partire da quelle rivolte alle nuove generazioni, per evitare che questi episodi si ripetano. Oggi Palazzo Lascaris, sede dell'assemblea regionale, per un giorno è divenuto il Palazzo della Memoria: sono stati coinvolti gli studenti di varie classi, dai più giovani ai giovanissimi, in un percorso interattivo che, partendo proprio dal racconto di quanto avvenuto 75 anni fa, li avvicini a quanto accade nel mondo ai giorni nostri e li faccia riflettere su cosa oggi voglia dire la deportazione".
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