È la ‘ndrangheta la principale associazione mafiosa presenta in Piemonte. Il dato emerge dalla relazione semestrale della Dia, resa nota nei giorni scorsi, che monitora il primo semestre del 2019. “Per quanto riguarda le consorterie siciliane, campane e pugliesi, scrive la Dia - nel periodo in esame non si sono registrati episodi meritevoli di particolare attenzione, nei confronti delle quali resta comunque alta l’attenzione investigativa in ragione del potenziale economico-criminale che sono in grado di esprimere”. È assente quindi il radicamento di Cosa Nostra, Camorra e Sacra corona unita, ma di locali di ‘ndrangheta invece ce ne sono ben 14 i quali comprendono, oltre al Piemonte, anche quelli al confine con la Valle d’Aosta: contaminazione territoriale, ma anche criminale. Oltre alle infiltrazioni nell’economia “anche per il Piemonte- è scritto- il traffico di sostanze stupefacenti si conferma tra le attività di primario interesse delle consorterie.
In tale contesto, risulta di assoluto rilievo la cattura, nel mese di luglio 2019 del latitante Nicola Assisi, ritenuto tra i maggiori fornitori di droga in Italia, al servizio dei cartelli della ‘ndrangheta”. L’uomo è stato arrestato in Brasile, a Praia Grande, sulla costa dello Stato di San Paolo, dalla Polizia federale brasiliana con l’ausilio dei Carabinieri, insieme al figlio Patrick. Inseriti nell’Elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno, i due, ricercati per associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, avevano stretti rapporti con il locale di Volpiano, nel torinese, e con le consorterie di Gioiosa Jonica e di Platì, in provincia di Reggio Calabria. “Anche in Piemonte ed in Valle d’Aosta non mancano, poi, forme di controllo del territorio - sottolinea la Dia - che danno luogo a condotte estorsive ed usurarie, spesso finalizzate all’acquisizione di attività imprenditoriali”. Oltre alla ‘ndrangheta, nella regione sono presenti molti sodalizi stranieri come quelli di matrice albanese, romena e africana, in particolare nigeriana. “La criminalità albanese rappresenta una presenza costante sul territorio piemontese- è riportato nella relazione- e manifesta una spiccata capacità di interazione le espressioni delinquenziali nazionali. I campi d’azione di tale consorteria si confermano il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione e i reati predatori in genere”.
I gruppi criminali romeni invece, da un lato agiscono attraverso forme di microcriminalità, ma non sono soggetti organizzati, “che di norma attuano reati predatori, quali furti e rapine”, ma non mancano neanche quelli operanti in forma organizzata. “Ad uno di questi, proprio nel torinese, nel recente passato è stato contestato (per la prima volta in Italia), continua la relazione, il reato di associazione di tipo mafioso”. Anche le organizzazioni criminali di origine africana sono da tempo diffuse in Piemonte. Queste operano sia sotto forma di piccoli gruppi che si occupano di spaccio di stupefacenti e di reati predatori, sia come compagini criminali strutturate ed organizzate, come quelle nigeriane, i cui aderenti hanno già subito condanne per associazione di tipo mafioso. Non mancano neanche la criminalità cinese la quale conferma “il loro interesse per il settore della contraffazione dei marchi e per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reato quest’ultimo che alimenta lo sfruttamento lavorativo e sessuale di connazionali, spesso realizzato all’interno dei “centri benessere”. Ad oggi non si sono registrati contatti tra la criminalità cinese e gruppi mafiosi italiani, ma in qualche caso è comunque emerso il coinvolgimento di alcuni soggetti italiani che agiscono quali prestanome nei contratti di locazione degli appartamenti utilizzati per l’esercizio della prostituzione. “L’assenza di contrasti tra le varie matrici etniche riconducibile alla spartizione degli “affari” induce a ritenere che, anche per un immediato futuro, non si prevedano significative criticità nei rapporti tra gruppi criminali”. Il “pericolo” principale quindi, per la regione è rappresentato dalla ‘ndrangheta che “continuerà a manifestare la sua crescente pericolosità tenuto conto della sua forte strutturazione e capillarità, elementi che le conferiscono quel valore aggiunto necessario per rimodulare gli assetti in reazione alla frequente ed incisiva azione di contrasto”.
Provincia di Torino
“Coesistanza” è la parola chiave che permette di sottolineare sia la presenza massiccia della criminalità organizzata calabrese che di quelle di matrice straniera. “La provincia di Torino si presenta con un panorama criminale particolarmente complesso ed articolato,chiosa la Dia, caratterizzato dalla presenza di gruppi criminali autoctoni e di matrice straniera che coesistono con la ‘ndrangheta, il sodalizio storicamente più radicato”. La provincia reggina, con in testa sia la Piana di Gioia Tauro sia il versante jonico, e quella del vibonese sono le zone da cui provengono le principali cosche attive nell’hinterland torinese. Come gia documentato da diverse indagini, e i conseguenti processi, radicale è la presenza degli Arone-Defina-Serratore, collegati ai Bonavota, clan vibonese,che ha esteso i propri tentacoli fino al confine con la provincia di Cuneo, precisamente nel comune di Carmagnola, come attestato dall’inchiesta“Carminius/Bellavita 416 bis”,del marzo 2019, condotta dall’Arma dei carabinieri e dalla Guardia di finanza con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 soggetti. Traffico di stupefacenti, armi, riciclaggio, estorsioni e furti,acquisizione del controllo di attività economiche nel settore edilizio, dei trasporti, della ristorazione e bar, del commercio di automobili e delle macchinette da gioco: questi i capi d’accusa contestati a molti degli indagati. “La consorteria mirava, inoltre,è riportato nella relazione semestrale, all’acquisizione di appalti dal Comune di Carmagnola, prestandosi, tra l’altro, a procacciare voti durante le consultazioni elettorali”.
Sul territorio provinciale invece, le altre organizzazioni criminali,non di stampo ‘ndranghetistico, sono interessate al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione, alle estorsioni,, ai reati contro la persona ed il patrimonio, agli incendi ed al transito di immigrati clandestini verso i Paesi vicini. Tra tutte spiccano il radicamento della mafia nigeriana e della criminalità albanese.
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